racconti
Into the unknown - Raccolta: Viaggio nella città delle tracce
Viaggio nella città delle tracce restituisce le suggestioni e l'esperienza diretta sui documenti del percorso didattico svolto da sei classi dell'IISS Gallo-Sciascia di Agrigento.
Le classi che hanno partecipato al percorso proposto dall'Archivio di Stato di Agrigento, dal titolo "Ogni banco ha la sua storia. Sui loro passi, il nostro cammino verso gli 80 anni della Repubblica", hanno svolto la loro esperienza di ricerca delle tracce della memoria relative alla storia degli alunni agrari e del Regio istituto industriale e professionale di Girgenti, alla storia dei ragazzi del '99 studenti di quell'istituto e ai primi fenomeni legati alla mafia dei campi. Un filo comune legato alla terra e al territorio di Agrigento.
Attraverso i documenti legati allo storico istituto scolastico, alle memorie militari e ai territori, hanno ricercato le storie invisibili e le vite dimenticate, riportando alla luce importanti testimonianze in occasione dei momenti di restituzione che li hanno visti protagonisti il 3 e il 4 novembre 2025, con riferimento alle memorie militari della prima guerra mondiale, e il 20 marzo 2026, con riferimento alla giornata di commemorazione delle vittime innocenti delle mafie.
La raccolta di racconti “Viaggio nella città delle tracce”, che prende il titolo da uno degli elaborati, è un dialogo con le storie incontrate e vissute profondamente, dove l’immaginazione di studenti e studentesse si fonde con la sensibilità, la cura e il rispetto verso le vite conosciute e recuperate dall’oblio.
Luoghi, persone, eventi, storie e memorie ritornano al presente dimostrando che negli archivi, attraverso studio, ricerca e didattica, quello che non c’è torna ad essere presente nella storia.
CREDITS
ARCHIVIO DI STATO DI AGRIGENTO
Into the unknown
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A long time ago, the planet, known as “Earth”, was full of life: different kinds of plants, animals, and human beings were roaming freely all over. It is said that there was peace, and joy, and kindness, and breathtaking views and landscapes. The stars would shine during nighttime and the sun would wake up the sleepy creatures with its gentle rays of light. And maybe that's what motivated this young girl to run away and try to find out where this so-called Earth was and if it was actually real.
Her species was extremely reliable on technology; robots and cyborgs were everywhere, and most of them took care of everything that involved humans. Robots cleaned the house and were doing laundry, cars were able to drive by themselves, yet OD-1553-A always found it strange.
At school, she'd learn about the history of machinery, the first AI, the Sphere, yet the past of the human race, something she was strangely passionate about, was forbidden. Humans first existed on Earth. Wasn't
that just a flying rock in the space? If so, why were all documents that talked about it classified?
After ravaging her parent's archives while looking for every little bit of information about the Earth, OD-1553-A decides it is time to risk it all in the name of science (that's what she called it, definitely not an attempt to escape the Sphere and risk ending like her parents did) and carefully acts on her plan. She almost got caught by one of the cyborgs patrolling, but the badge she wore, stolen from the District of Science where her late parents worked, once more helped her.
It took her some time before arriving at the Core, the deepest, most hidden part of the Sphere. Her parents got caught here while trying to go through the tunnel. Leaving the Sphere was forbidden, as the air outside was poisoned and dangerous.
She put on the special suit she found in her parents’ lab and the air mask, then with a little effort she managed to hack into the system and open the gates just enough to slip through the tunnel.
She was met with total darkness as she walked and walked until her feet hurt and she had to rest. She got scared for a moment that perhaps she was wrong, and her parents were also wrong, and instead of leading to the planet, the tunnel was just a trap. Or worse. She was scared, yet the desire and the longing gave her enough courage to continue walking.
When she was about to control the map on her computer for the 100th time, a faint flicker of light caught her attention, and her heart stopped for a moment. At first, she thought it was a laser trap, that she'd get burned to ashes, but the light didn't move. It didn't chase her. It didn't threaten her. So she kept walking towards it until the gate came into view. The lights at the end of the tunnel got brighter, yet when she finally stepped outside, there was darkness again. She carefully walked away from the tunnel, and it was then that she knew.
Non riesce e vederla ed è arrivata.
Non riesce a sentirla, ma è più vicina che mai.
Sarà questa la Terra che lei cercava?
OD-1553-A alza lo sguardo verso l'alto e vede dei puntini che brillano. Vede delle ombre che si muovono lentamente e ogni volta che lo fanno nascondono le piccole lucine. Cosa potrebbero essere?
Guardando intorno vede una specie di edificio e senza pensare inizia a camminare. Per un momento è rimasta stupita. Non ha visto robot, e neanche cyborgs in giro. Non ha visto laser o telecamere. All'interno dell'edificio c'erano più stanzette e delle scale che portavano al piano di sopra. Sembrava abbandonato. La sua più grande sorpresa è stata l'antico computer che aveva trovato in una delle stanzette. Ci è voluto un po' di tempo per capire come funzionava, ma per la sua fortuna, il sistema era abbastanza vecchio che è riuscita a compromettere il sistema di sicurezza in un paio di minuti.
Nei giorni a seguire, la ragazza ha scoperto tanto. La terra promessa, i miti antichi della civiltà umana, l'amore per la bellezza e per la natura, e la pace che lei cercava da così tanto.
Negli archivi è riuscita a trovare la verità sulla Sfera, non altro che una costruzione metallica enorme, autosufficiente, che si doveva staccare dalla terra un paio di decenni fa.
E ogni volta che scopriva nuovi eventi, nuovi personaggi della storia terrestre, nuovi posti, qualcosa dentro di lei piangeva. Di ricerche ne aveva fatte abbastanza. Non dormiva più, era sempre attaccata allo schermo del computer a leggere e guardare filmati sulla vita del
passato. La sofferenza, la paura, la rabbia, ormai diventarono emozioni fisse.
Perché non capiva.
Non capiva perché il suo nome, OD-1553-A, non altro che una serie di numeri e lettere sulla Sfera, era diventato Odissea sulla Terra. Non capiva l'ironia dietro a tutto questo, Non capiva perché il suo nome era insignificante ma allo stesso tempo rappresentava il viaggio di Ulisse verso la sua Itaca. Non capiva perché l'uomo aveva scelto il metallo e l'intelligenza artificiale a sfavore della bellezza della natura. Non riusciva a comprendere il perché scegliere di uccidere la natura che gli dava da mangiare e che li custodiva.
Per la prima volta da quando era uscita da quel tunnel, Odissea si è sdraiata sull'erba e ha guardato il cielo. Veramente guardato. E non fece altro per i prossimi giorni. La scoperta della verità le aveva lasciato un sapore amaro, e il suo cuore fragile era tormentato da una miriade di emozioni.
L'uomo è l'unica creatura che pensa di essere indispensabile ed è questo che lo rende fragile. Nell'uomo non prevale soltanto la sopravvivenza, ma anche l'oscurità, la cattiveria e il male che gli animali non ce l'hanno. L'uomo pensa di essere immortale. Pensa che le guerre porteranno pace. Pensa che la tecnologia è simbolo di potere. Pensa che le armi, i fucili, la fame, la paura, lo renderanno il più forte. Perché l'uomo cerca solo questo: il potere. E questo fatto è stato abbastanza strano da scoprire per la ragazza che conosceva i metalli e gli algoritmi meglio di qualsiasi cosa. Era da poco che aveva scoperto l'antico pianeta nascosto sotto i suoi occhi, ma per Odissea la Terra già aveva significato diverso.
Non era più una roccia a caso nello spazio. No. Era molto più di questo. Era il tesoro distrutto della civiltà umana. Era quello che non c'era, quello che non doveva essere scoperto, ma era grata che l'ha fatto. Era quel dolore costante nel petto che provava ogni volta che scopriva cose nuove sull'esistenza umana. Erano le lacrime che versava quando trovava negli archivi vecchie trasmissioni televisive che parlavano dei massacri, delle vite perse, della disperazione, dei bambini rimasti senza nessuno a cui chiamare ‘mamma’ o ‘papà’ e il suo cuore si spezzava ancora una volta.
È stato in quel momento che decise di esplorare le rovine della civiltà umana nella speranza di trovare nuove informazioni e custodire tutto ciò in un archivio per lasciare testimonianza a chi verrà dopo di lei. “La storia è maestra di vita” diceva sempre suo padre, e lei voleva custodire questa storia a nome di tutte le persone scomparse e di tutte le vite perse durante i conflitti che hanno cancellato l'umanità.