Home page

racconti

Quelle vecchie scartoffie

0
Autore: Chianese Claudia, Gaita Antonino,Cocchi Manuel, Luigi D’amico, Gioia Di Bonito
Scuola/Classe: 1C scuola secondaria di I grado IC 41 Console - Plesso Fornari

I racconti che seguono sono stati scritti dagli alunni della classe 1C. I ragazzi hanno lavorato su alcune serie dell’archivio storico della scuola, in particolare sui fascicoli della sezione musicale, che faceva capo alla Vito Fornari, e su alcuni fascicoli della sezione serale femminile, frequentata da giovani donne che studiavano per ottenere un lavoro migliore e aiutare le proprie famiglie.
Le storie conservate nei documenti hanno offerto lo spunto per costruire racconti di fantasia che, però, custodiscono anche tracce di vite reali, sogni e speranze. Tra faldoni impolverati e pagine dimenticate abbiamo cercato il passato e trovato delle vite.
I racconti della 1C nascono proprio da questo incontro tra memoria e immaginazione: registri, lettere e temi sono diventati esploratori, misteri, viaggi nel tempo e nuove storie capaci di riportare il passato nel presente.

Quelle vecchie scartoffie

-----

In una calda giornata di maggio la 1C, accompagnata dalla professoressa di italiano che aveva deciso di partecipare a un progetto scolastico, scese negli archivi della scuola.

Provarono a documentarsi attraverso foto, registri e quant’altro si potesse trovare sui vari scaffali impolverati. A questo punto la professoressa mostrò loro i registri e ne assegnò uno a ogni alunno affinché potesse svolgere il proprio compito, ovvero ripercorrere la storia della loro scuola e cercare di capire se i racconti di alcuni vecchi insegnanti e collaboratori fossero veri riguardo a varie situazioni misteriose accadute in passato.

I ragazzi si misero immediatamente all’opera.

Sara cominciò a catalogare registri e mappe scolastiche nel seminterrato della biblioteca insieme al suo gruppo composto da Daniele, Mirko, Eleonora e Gianfranco, mentre Valerio e il suo gruppo decisero di restare nella sala degli archivi e continuare il lavoro.

Intanto la professoressa uscì perché chiamata in presidenza, ma prima di farlo si raccomandò con i ragazzi di non aprire la porta del seminterrato.

I ragazzi, incuriositi dalla cosa, non aspettarono nemmeno un millesimo di secondo: scesero, aprirono la porta e immediatamente vennero trasportati nell’anno scolastico 1966-1967.

In lontananza sentirono il suono di molti strumenti: era la classe musicale serale. Uno degli strumenti che li colpì immediatamente fu il sax, con il suo suono caldo e intenso.

Nella stanza in fondo a un lungo corridoio buio si intravedeva una strana figura seduta alla sua scrivania che, con il suo enorme registro, si apprestava a scrivere meticolosamente per ogni alunno nome, cognome, data di nascita, indirizzo e, giorno dopo giorno, le attività svolte dagli alunni della classe.

Decisero di avvicinarsi e lui, con un tono abbastanza stufato, chiese loro chi fossero.

I ragazzi, intimoriti dalla strana figura, spiegarono l’accaduto.

A primo impatto l’uomo indicò loro la strada e cercò di spiegare il modo per tornare al 2026, ma i ragazzi, temerari e curiosi, dissero all’uomo che prima di tornare avrebbero avuto bisogno di informazioni per il loro lavoro.

Lui rispose:

— Non è possibile tornare indietro prima dell’ora di visita della scuola, altrimenti resterete per sempre qui.

Loro volevano assolutamente portare a termine il progetto e gli chiesero per favore di aiutarli.

Lui domandò:

— Cosa farete voi per me?

E loro risposero:

— Come possiamo aiutarla?

Lui disse:

— Ho bisogno di un esploratore che mi aiuti a trovare “quello che non c’è”.

I ragazzi non capivano di cosa si trattasse.

Lui spiegò loro che “quello che non c’è” era un vecchio alunno mai ritrovato; non significava assente, ma qualcuno che probabilmente non riuscivi a vedere ed era già arrivato.

Disse loro:

— Dovete solo smettere di guardare. Io ormai sono vecchio, non ci riesco più.

“Smettere di guardare…”

Valerio ripeté la frase dentro di sé cercando di capire.

L’uomo lo aiutò dicendo:

— Chiudi gli occhi e guarda.

Ancora più incuriositi, i ragazzi decisero di aiutarlo, ma prima lui doveva aiutare loro.

La strana figura ormai aveva un nome: era Emilio, il vecchio segretario scolastico.

Chi meglio di lui poteva dare notizie utili ai ragazzi?

Emilio li portò nella vecchia segreteria e cominciò a raccontare mentre loro prendevano appunti.

Nell’antica scuola si frequentavano vari corsi, come quello di tipo B, dove si effettuavano esercizi scritti e orali, vangeli e vita pubblica, e gli alunni dell’epoca non erano solo bambini, ma anche adulti che non erano riusciti a frequentare la scuola da piccoli.

La scuola cominciava a dicembre e la fine dei corsi era prevista per il cinque giugno, quando si svolgeva un esame che poteva consistere in un tema o in un dettato.

Lui raccontò ai ragazzi che un tempo le maestre erano molto rispettate e le persone erano grate per gli ottimi risultati che facevano raggiungere agli alunni.

Poi continuò con la descrizione degli ambienti, delle aule, degli esterni e così via.

Rimasero ore e ore a scrivere e così si accorsero di non poter più tornare indietro, perché le 14:00 erano passate da un po’ e i ragazzi dovevano ancora trovare “quello che non c’è” e cercare un modo per tornare.

Cominciarono nominando tra loro un “esploratore”.

— Quali sono i requisiti che dovrebbe avere un esploratore? — si domandarono i ragazzi.

Emilio rispose:

— Un esploratore dovrebbe avere un’intensa preparazione fisica, conoscenze tecniche e geografiche, nozioni di primo soccorso e soprattutto una grande curiosità intellettuale e spiccate capacità psicologiche, come resilienza e adattabilità.

A quel punto i ragazzi cominciarono a interrogarsi e a cercare chi fra loro avesse tali requisiti.

Il più adatto si chiamava Raoul.

I ragazzi rimasero ad aspettare nel lungo corridoio, mentre Emilio e Raoul si diressero verso le aule.

— Dobbiamo entrare nell’ombra — disse Emilio ad occhi chiusi.

Raoul lo fissò perché, per un geologo, era un’eresia e disse:

— Se finiamo spiaccicati contro la parete sarà colpa tua.

Provò a scherzare, ma non gli riuscì.

Contarono fino a tre, chiusero gli occhi e fecero insieme un passo avanti.

Non ci fu nessun impatto.

Quando Raoul aprì gli occhi vide, in controluce, un banchetto con un bambino seduto sulla sua sedia. Era moro, con occhi marroni, e aveva un manoscritto.

Raoul si avvicinò e il bambino consegnò una pergamena al ragazzo con delle mappe da seguire.

Inoltre Raoul chiese al bambino:

— Adesso come posso fare per tornare dal segretario Emilio?

Lui rispose:

— Conta fino a tre, chiudi gli occhi e tornerai indietro. E poi salutami Emilio, è una persona eccezionale.

Seguendo le indicazioni del bambino, Raoul riuscì a tornare indietro.

Aprì gli occhi e si ritrovò nella stessa aula con Emilio, a cui consegnò la pergamena e portò i saluti dell’alunno mai ritrovato.

Emilio, commosso, abbracciò Raoul e gli disse:

— Non riuscivo a vederlo, ma lui era già arrivato a scuola. Mi bastava chiudere gli occhi. È sempre stato lì.

Adesso Raoul disse:

— Dobbiamo andare dai miei compagni.

Emilio, felice, rispose:

— Andiamo!

Ripercorsero il lungo corridoio e ritrovarono Valerio e il resto del gruppo.

A questo punto ognuno aveva ciò che gli serviva.

Il problema adesso era tornare alla scuola del 2026.

Emilio aprì la pergamena e al suo interno c’era una mappa che aiutava tutti a ritornare al punto di partenza.

Una volta arrivati si accorsero che il sole tramontava alle loro spalle.

Non c’era più tempo.

Senza una soluzione i ragazzi sarebbero rimasti lì per sempre.

Valerio, stanco della lunga ed estenuante giornata, lasciò cadere per terra il suo fascicolo da cui uscì una pergamena che sembrava la stessa che il bambino mai ritrovato aveva lasciato a Raoul.

Valerio la prese e la lesse.

Al suo interno c’era scritto:

“Dovete entrare nell’ombra ad occhi chiusi”.

Restava pochissimo tempo prima che il sole tramontasse.

Immediatamente i ragazzi si posizionarono l’uno nell’ombra dell’altro, chiusero gli occhi e contarono fino a tre.

Si ritrovarono nell’archivio della scuola del 2026, con la loro ricerca perfetta sulla scuola dei vecchi tempi.

I ragazzi sistemarono i fascicoli sugli scaffali e all’interno di essi riposero la pergamena perché, magari, chissà, un giorno altri alunni come loro si ritroveranno tra quelle vecchie scartoffie per ricostruire il passato e riportarlo nel presente.