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racconti

L’esploratore del tempo

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Autore: Francesco DI Meglio
Scuola/Classe: 2B scuola secondaria di I grado IC 41 Console - Plesso Fornari

I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.

La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.

I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.

È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.

Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.

È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.

In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.

L’esploratore del tempo

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Iniziò tutto il 12 luglio 2026, il giorno del mio compleanno. Era un compleanno normalissimo, o almeno così pensavo io, e i miei genitori avevano organizzato una partita di calcio con tutti i miei amici e con tutta la famiglia.

Iniziò la partita e, dopo una ventina di minuti, mi passarono la palla. Provai il tiro e venni fermato con un placcaggio da Ginevra. Battei la testa per terra e persi la coscienza.

Mentre dormivo, la mia mente veniva riempita da ricordi e informazioni che non erano mie, tra queste anche quelle di una certa scuola serale.

Mi svegliai confuso e spaventato, pensando di essere morto, perché uno degli ultimi ricordi che avevo era quello della caduta. Mi ritrovai con dei vestiti da meccanico sporchi di olio di motore e con degli occhiali protettivi. Mi trovavo in un’autofficina sperduta nel nulla.

Vidi il mio riflesso sul parabrezza di una macchina: non ero io.

Cioè, ero quel riflesso, quelle mani callose, quella lunga barba. Persino quella sensazione di stanchezza non era mia. O meglio, lo era ora, ma non lo era mai stata prima di quella partita.

La verità mi colpì con forza: il tredicenne pieno di sogni e di partite da giocare era entrato nel corpo di un uomo fatto e finito, un meccanico di mezza età, uno di cui stavo lentamente assorbendo non solo i ricordi scolastici, ma anche la vita intera.

Nei giorni successivi vagavo per la casa di quest’uomo come un intruso nel mio stesso corpo, ormai rassegnato all’idea di essere lui.

Guardavo le vecchie foto sue e dei suoi figli provando un sentimento di affetto e di dispiacere, perché gli avevo rubato la vita.

Lui voleva che i suoi figli diventassero tutti meccanici, forse perché era l’unica strada che conosceva per garantire loro un futuro: faticoso, ma onesto, proprio come il suo.

Un passo alla volta divideva il suo tempo tra un turno in officina e una lezione serale.

Nei giorni seguenti, mentre lavoravo in officina e assorbivo i suoi ricordi, capii che non era una condanna casuale.

L’uomo faticava tra i motori di giorno e i banchi della scuola serale di sera per un unico e immenso obiettivo: ottenere quel diploma di terza media che gli avrebbe cambiato la vita.

Fu allora che la verità mi colpì: la linea temporale si era spezzata lì.

Per sciogliere l’incantesimo e tornare al mio tempo avrei dovuto fargli superare quell’esame.

Lo stesso giorno andai a scuola e chiesi quanto mancasse all’esame finale.

Quando mi risposero rimasi scioccato: mancavano solo tre giorni per prepararmi.

Tornai a casa e subito iniziai a studiare. Mi resi conto che le materie non erano difficili: il vero problema era la quantità di cose da imparare.

Il tempo passava.

Non riuscivo a vederlo, ed era arrivato.

Il giorno dell’esame era ormai vicino.

In quel momento incontrai anche un vecchio esploratore, che sembrava conoscere il mio segreto. Mi disse soltanto:

— A volte per ritrovare la strada bisogna esplorare il passato.

Arrivò la sera dell’esame.

Mi sentivo preparatissimo, ma anche molto ansioso.

Entrai in classe e diedero a tutti un questionario. A primo impatto sembrava molto facile.

Passò mezz’ora e consegnai.

Improvvisamente iniziai a perdere la memoria e poi la coscienza.

Mi risvegliai nel campo da calcio come se non fosse successo nulla, ma conservavo ancora tutti i ricordi.

Forse era stato tutto un sogno.

O forse no.