racconti
La classe serale
I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.
La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.
I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.
È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.
Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.
È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.
In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.
La classe serale
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Era mattina, stavo entrando a scuola ma, all’improvviso, mi teletrasportai nel 1957. Entrai in questa classe piena di persone adulte. Non capii molto, ma incontrai un certo Giuseppe Frattini, che aveva 40 anni.
Gli chiesi perché fosse sera e tutti fossero a scuola. Lui mi disse che era una scuola serale e che chi non aveva preso il diploma da piccolo poteva prenderlo ora grazie alla scuola serale.
Mentre loro studiavano io gironzolavo per la scuola e trovai dei faldoni. Erano registri di classe dove c’era scritto chi erano gli alunni, i voti, i genitori e cosa studiavano.
Mentre osservavo i registri vidi entrare un esploratore che sembrava cercare qualcosa. Si fermò vicino alla porta, guardò verso il corridoio e disse: «Non riesce a vederlo, ed è arrivato». Rimasi confusa, ma continuai a leggere il faldone di Giuseppe.
A un certo punto trovai l’elenco dove si trovava Giuseppe Frattini e c’erano tutte le sue informazioni. Vidi che lavorava come elettricista e mi interessai molto alla sua storia.
Dopo la lezione andai da Giuseppe e gli chiesi se poteva raccontarmela. Lui mi disse che faceva l’elettricista da diversi mesi, ma ora non lavorava più perché cercavano persone specializzate.
Lui non aveva la possibilità di frequentare un corso perché ci volevano molti soldi ed era disoccupato. Desiderava frequentarne uno per specializzarsi e trovare posto all’Ilva, per aiutare la sua famiglia che aveva tanto bisogno di lui, ma non poteva farlo perché non aveva possibilità di lavorare.
La sua storia mi fece molta tenerezza perché lui voleva solamente provare ad aiutare la sua famiglia, ma non c’erano possibilità.
Dopo poco salutai Giuseppe e mi teletrasportai di nuovo nel 2026, nella mia classe, nella mia scuola: la stessa scuola dove Giuseppe aveva studiato.
Dopo tanti anni la scuola era cambiata e trovai di nuovo i faldoni. Trovai proprio quello di Giuseppe: che coincidenza.