racconti
L’esploratore Vincenzo
I racconti che seguono sono stati scritti dagli alunni della classe 1C. I ragazzi hanno lavorato su alcune serie dell’archivio storico della scuola, in particolare sui fascicoli della sezione musicale, che faceva capo alla Vito Fornari, e su alcuni fascicoli della sezione serale femminile, frequentata da giovani donne che studiavano per ottenere un lavoro migliore e aiutare le proprie famiglie.
Le storie conservate nei documenti hanno offerto lo spunto per costruire racconti di fantasia che, però, custodiscono anche tracce di vite reali, sogni e speranze. Tra faldoni impolverati e pagine dimenticate abbiamo cercato il passato e trovato delle vite.
I racconti della 1C nascono proprio da questo incontro tra memoria e immaginazione: registri, lettere e temi sono diventati esploratori, misteri, viaggi nel tempo e nuove storie capaci di riportare il passato nel presente.
L’esploratore Vincenzo
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In una calda giornata di maggio 2026,Vincenzo decide di fare un viaggio nel tempo.
Vincenzo viaggia nel tempo per scoprire come funzionavano le scuole una volta e vedere le varie differenze tra oggi e ieri.
Ora sono le 9,00 e Vincenzo è pronto per la prima lezione della giornata , appena entra nell'aula trova degli elementi ed oggetti diversi, tra cui banchi di legno grezzo a due posti, le finestre senza cancelli, la lavagna che si utilizzava con il gessetto ed il cancellino e le classi erano suddivise tra maschili e femminili.
Per quanto riguarda il maestro o il professore, lui era diverso e svolgeva compiti diversi come per esempio, scriveva molte informazioni dell’alunno su un foglio cartaceo, scriveva nome e cognome e la data di nascita.
Non aveva informazioni solo dell’alunno ma anche dei genitori, aveva il nome e il cognome dei genitori e anche il nome del nonno e della nonna dell’alunno, poi avevano i loro numeri di telefono, e avevano gli indirizzi di casa.
Controllavano la calligrafia ed era molto importante infatti controllavano i loro quaderni quasi tutti i giorni, per le interrogazioni, erano abbastanza severi perché volevano che l'alunno imparasse tutto a memoria in modo impeccabile, senza sbagliare nulla.
Nella prima ora c'era l'italiano e Vincenzo prese il quaderno per scrivere, l'italiano occupava una gran parte della giornata scolastica ed era considerato anche più importante della matematica.
L'italiano comprendeva la grammatica, la lettura, le analisi logiche e grammaticali e poi lo svolgimento dei temi.
I bambini facevano molti dettati e imparavano a scrivere in modo ordinato e preciso.
Nella seconda ora c'è l’aritmetica,Vincenzo decide di posare il suo quaderno di italiano e metterlo sotto al suo banco; sotto al banco sente un oggetto che non era suo e si insospettì, per la curiosità si chinò e trovo un orologio da tasca, al posto di segnare 1967 segna 1968, le luci iniziano a lampeggiare tutto inizia a diventare buio e scopre che ha fatto altro viaggio nel tempo infatti il professore di matematica era simile a quell’altro anno, ma era più grande, per non farsi scoprire dei suoi compagni che lui aveva fatto un viaggio nel tempo fa finta di niente e continua con l’aritmetica.
Gli alunni imparavano a memoria le quattro operazioni, le tabelline, le frazioni e i problemi matematici sempre in modo impeccabile perché un minimo errore poteva avere una punizione.
Il maestro spiega che scienze era più semplice rispetto ad oggi perché riguardavano solo il corpo umano, gli animali, le piante e i fenomeni naturali, come la pioggia, cambia però che non si facevano quasi mai esperimenti pratici e le lezioni erano soprattutto teoriche.
andava imparato tutto perfettamente e ripetuto spesso davanti alla classe.
Per la terza ora c'era merenda e durante la ricreazione Vincenzo nota che i compagni si alzano con le proprie merendine e escono dalla classe così li segue, scopre che si giocava nel cortile della scuola con giochi semplici come con la palla ,il salto della corda o nascondino.
Non esistevano cellulari e videogiochi ed i bambini giocavano insieme all'aria aperta come unica attività sia a scuola, ma anche il pomeriggio a casa.
Dopo la merenda, tornano in classe e mentre torna in classe, si gira e vede questo bellissimo e grande mobile di vetro fuori l'aula, siccome tutto era molto semplice e non c’erano molti mobili di vetro, incuriosito si avvicina a quel mobile senza farsi scoprire dalla professoressa e trova una chiave gialla oro con un segno di un triangolo equilatero, si ricorda che quando stava entrando in classe e stava guardando tutte le classi per trovare la sua, c'era una porta chiusa con la serratura che aveva lo stesso colore della chiave ed in più aveva sempre questo triangolo equilatero ma lui prima non aveva visto la chiave, quindi non si insospettí ed entrò in classe.
Nella quarta ora, Vincenzo studia storia e geografia.
La storia veniva insegnata attraverso il racconto delle epoche storiche, personaggi importanti e delle guerre principali, mentre la geografia serviva a conoscere le regioni italiane, le montagne, i fiumi e le capitali.
Una materia molto importante era l'educazione civica, attraverso la quale si insegnavano il rispetto delle regole, l'amore per la patria e il senso del dovere.
Nella quarta ora c'è religione, che nella vita scolastica comprendeva anche il catechismo, la lettura del Vangelo, la lettura della Bibbia e c'erano le principali feste religiose.
Parlando di materie, c'erano poi materie secondarie, come per esempio il canto, il disegno e le applicazioni tecniche.
Nel canto si imparavano canzoni popolari e inni,nel disegno si copiavano figure e paesaggi.
A Vincenzo viene spiegato le applicazioni tecniche, comprendevano piccoli lavori manuali e spesso esisteva una distinzione tra maschi e femmine: alle bambine venivano insegnati il cucito e il ricamo e anche sistemare la casa.
Ai bambini, invece, venivano insegnate a riparare o a costruire cose.
Vincenzo guarda notando che Il metodo di studio è diverso da quello moderno.
Le lezioni erano che il maestro spiegava dalla cattedra e gli alunni ascoltavano in silenzio.
I libri di testo ed i quaderni erano gli unici strumenti utilizzati quotidianamente.
La disciplina era severa e i bambini dovevano stare seduti composti e rispettare le regole della classe.
Il maestro rappresentava una figura autorevole è raramente veniva messo in discussione.
I genitori sostenevano che se il bambino aveva una punizione o un brutto voto, la colpa veniva attribuita quasi sempre all'alunno.
La giornata scolastica iniziava presto ogni mattino è molti studenti raggiungevano la scuola a piedi insieme ai compagni o ai fratelli maggiori.
In molte scuole non esisteva ancora il tempo pieno e le lezioni terminavano a mezzo giorno o nel primo pomeriggio.
Il maestro elementare aveva un ruolo molto importante nella vita degli studenti , non era soltanto un insegnante ,ma una figura educativa e morale.
Nel 1967/1968 iniziavano i movimenti di protesta ,che nelle scuole superiori e nelle universita’ contestavano per avere una scuola piu’ libera .
Vincenzo controlla dove si trova la chiave e nota una scritta ‘’tempo rimasto: 10 sec.’’ Aveva un limite di tempo e doveva trovare la porta prima che la chiave scomparisse sennò sarebbe rimasto li per sempre, 9,8,7,6 “non trovo la porta …ecco la porta” 5,4,3"CREEK"la porta si apre “la macchina del tempo” che poi quella macchina del tempo era grandissima altissima ed in più era tutta quanta azzurra e bianca, ma anche se era bellissima, vincenzo non si fermò ed entrò nella macchina del tempo in velocità 3,2 clicca il pulsante gigantesco rosso che c’era scritto sopra 2026 1, e….. Arriva sano e salvo pensava che non sarebbe più ritornato nel 2026 si siede e appena si siede sente qualcosa di fastidioso dentro la sua tasca, era una foto che era stata fatta con una macchina fotografica che era della scuola che avevano preso in prestito che aveva fatto con un ragazzo.Vincenzo fissa quella fotografia sbiadita, con i bordi seghettati e l'odore tipico della carta chimica di quegli anni. Rivede il volto del suo compagno di banco, un ragazzino di nome Antonio che non aveva mai visto un cellulare, ma sapeva costruire archi con i rami di salice. Il contrasto con il suo presente è violento: intorno a lui, nel 2026, i libri sono digitali, le classi sono ecosistemi inclusivi e tecnologici, e il silenzio assoluto di quell'aula del 1968 sembra ora un ricordo quasi irreale.
Mentre ripone la foto in un cassetto, Vincenzo riflette su quanto sia cambiata l'idea stessa di errore. Nel passato, una sbavatura d'inchiostro o una tabellina sbagliata potevano costare una nota severa sul registro cartaceo; oggi, l'errore è parte del processo di apprendimento. Eppure, prova una strana nostalgia per quella semplicità, per la lentezza delle ore passate a scrivere in bella copia e per quel senso di comunità fisica, fatta di giochi in cortile e corse a piedi verso casa.
Si tocca la tasca, quasi aspettandosi di trovare ancora la chiave d'oro col triangolo, ma trova solo il suo smartphone. Sblocca lo schermo e cerca su un motore di ricerca il nome di quella vecchia scuola. Appare una foto satellitare: l'edificio esiste ancora, ma il cortile dove giocavano a nascondino è ora un moderno laboratorio di robotica. Sorride, rendendosi conto che, nonostante i decenni e le rivoluzioni sociali, il cuore della scuola è rimasto lo stesso: un luogo dove, tra un'equazione e un tema, si impara soprattutto a diventare grandi