racconti
Magari non riuscivo a vederlo, ma ero arrivato
I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.
La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.
I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.
È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.
Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.
È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.
In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.
Magari non riuscivo a vederlo, ma ero arrivato
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Tutto iniziò il 29 aprile 2026, un giorno apparentemente normale, o almeno fino alle 16:30 di un tranquillo pomeriggio soleggiato.
Eravamo appena usciti da scuola e ci avviavamo verso casa quando cominciai a sentirmi poco bene. Senza allarmare i miei compagni presi dallo zaino la mia borraccia con l’intento di bere un sorso d’acqua e cercare di riprendermi, ma non feci in tempo perché svenni.
Mi svegliai poco dopo, non so di preciso dopo quanto tempo, ma quando mi ripresi del tutto mi accorsi che qualcosa non andava e infatti non mi sbagliavo: i miei vestiti non erano più gli stessi, la mia voce era diversa, più adulta, e sul viso avevo una leggera barba.
Camminando per il viale Campi Flegrei vidi un giornale su una panchina. Sul giornale c’era scritto: “Juventus Campione d’Italia 1959/1960” e lì ebbi la conferma definitiva: ero finito, per qualche strano motivo, indietro nel tempo.
Preso dal panico, cominciai a girare per il quartiere alla ricerca di qualche viso conosciuto, ma intorno a me vedevo solo estranei. Per cercare di capire dove mi trovassi assunsi il ruolo di esploratore e incominciai a vagare per i Campi Flegrei, osservando le strade, le persone e i luoghi che conoscevo ma che sembravano completamente diversi.
Così controllai le mie tasche e trovai una carta d’identità; anche il mio nome non era più lo stesso: infatti lessi Terracciano Renato. Inoltre c’era un piccolo taccuino. Lo aprii e trovai un promemoria: “29 aprile, incontro scuola serale ore 20:30”.
Impaziente, aspettai l’ora e mi avviai verso l’Italsider, luogo in cui si sarebbe dovuta svolgere la lezione.
Arrivato lì trovai tanti ragazzi come me che, dopo una giornata passata al lavoro, si erano ritrovati a scuola per imparare cose nuove e cercare di costruirsi un futuro migliore.
Un po’ impacciato trovai un posto a sedere, ascoltai attentamente la lezione e la trovai anche molto interessante. Si parlava di storia, poi di matematica e ancora delle regole della grammatica.
Il tempo passò velocemente e, quando finì la lezione, pensavo già a quella del giorno dopo.
Dopo alcune lezioni ci venne dato un compito da svolgere: scrivere un tema in cui parlare del proprio mestiere.
Io un mestiere non lo avevo. Sì, ne avevo fatti tanti, ma senza mai avere una vera passione. E questa fu la verità che scrissi in quel tema.
Scrissi che era stato grazie a quelle lezioni che mi era venuta voglia di studiare, di imparare sempre più cose, di migliorarmi e di crescere con un sogno.
Infatti scrissi che ottenere quella licenza elementare era troppo importante perché solo così mi sarei potuto arruolare nell’esercito, imparare finalmente qualcosa e realizzare un piccolo grande sogno.
Continuai la scuola serale fino alla fine di giugno, riuscendo ad ottenere la licenza elementare. Ero davvero felicissimo.
Poi una mattina fui svegliato da un rumore molto fastidioso: era una sveglia e mi accorsi che era ancora l’alba.
Ai piedi del letto vidi una valigia e su una sedia c’era una divisa militare perfettamente stirata e pronta per essere indossata.
Era il 4 luglio 1960.
Mi ero appena arruolato nell’esercito italiano, realizzando così il mio più grande sogno.
Magari in quel preciso momento non riuscivo a vederlo, ma ero arrivato.
Ce l’avevo fatta: quello che mi sembrava impossibile era diventato la mia nuova realtà.