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racconti

Linea 8

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Autore: Vittoria Meola e Simona Bertolini
Scuola/Classe: 2B scuola secondaria di I grado IC 41 Console - Plesso Fornari

I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.

La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.

I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.

È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.

Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.

È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.

In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.

Linea 8

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Questa storia è ambientata a Bagnoli ed è liberamente ispirata a una lettera di una studentessa ritrovata in un faldone dell’archivio storico della scuola. Tra registri, documenti e vecchie carte è emersa questa testimonianza che ha ispirato il racconto, trasformando una traccia del passato in una nuova storia.

Il racconto è stato scritto da due piccole esploratrici della memoria che, sfogliando i faldoni dell’archivio, hanno ritrovato quella lettera e hanno deciso di immaginare la storia nascosta dietro quelle parole. Come vere esploratrici, hanno seguito le tracce lasciate dal passato per riportarle nel presente.

Ogni giorno alle 8:15 puntuali, Enea saliva sul solito tram “Linea 8”, con la custodia del sassofono sulle gambe. Era un professore di jazz, convinto che la sua nuova vita non fosse ancora iniziata.

Una ragazza di nome Gaia, di 18 anni, frequentava il liceo musicale “Boccioni”. Un semplice mercoledì era in ritardo per andare a scuola, quindi decise di prendere il tram invece di andare in macchina, come aveva sempre fatto.

Appena salita, davanti a lei c’era Enea seduto nei posti a due, proprio dove aveva pensato di sedersi. Aveva una faccia familiare, ma pensava fosse semplicemente una sua impressione.

Lui alzò lo sguardo e non ci poteva credere: era una sua studentessa di musica.

Gaia passò facendo finta di nulla per cercare un posto più lontano possibile, senza che le facesse i soliti discorsi di scuola. Fece un passo veloce senza guardarlo minimamente: non aveva intenzione di salutarlo.

Ma lui la riconobbe dal suo zaino strambo. Le propose di sedersi vicino a lui, ma lei rispose che voleva stare in piedi.

Aveva sempre pensato che fosse arrogante, uno che si credeva chissà chi con il suo sassofono che occupava due posti del tram, dove probabilmente lei avrebbe potuto sedersi.

Sul tram c’era anche un uomo con uno zaino consumato e un vecchio taccuino in mano. Sembrava un esploratore, ma non di montagne o foreste: sembrava un esploratore di storie dimenticate. Osservava Bagnoli dai finestrini come se cercasse qualcosa nascosto tra le strade, la scuola e i ricordi del quartiere.

Quando dovettero scendere dal tram, lei aspettò che Enea uscisse per primo, ma non appena arrivò alla porta d’uscita lui le disse:

— Prego.

Lei sbuffò, perché lo trovava imbarazzante, ma non poteva fare tardi a scuola per discutere con Enea su chi dovesse uscire prima, quindi si girò e uscì senza esitare.

Arrivò a scuola. La prima ora di scienze passò come un soffio di vento gelido. Gaia fissava la lavagna senza davvero vedere le formule chimiche che la professoressa stava spiegando.

Nella sua testa c’era solo una ripetizione infinita di ciò che era successo sul tram, soprattutto dello sguardo che lui le aveva rivolto.

— Perché mi agito così tanto? — si chiese Gaia mentre tormentava la cerniera del suo zaino, pieno di spille di band jazz degli anni ’50 che nessuno della classe conosceva.

Enea la prendeva sempre in giro ironicamente per il suo zaino: rispecchiava esattamente il suo modo di suonare, con potenziale ma disordinato.

Al suono della campanella dell’intervallo, Gaia scese al piano terra per raggiungere la sala di musica. Amava l’odore dei vecchi pianoforti e l’atmosfera in generale.

Mentre suonava dolcemente il pianoforte, il rumore di alcune chiavi la fermò. Si girò per vedere chi fosse appena entrato nella sala.

Vide l’unica persona che non avrebbe mai voluto vedere: Enea.

— Vedo che hai fatto molta pratica in questi giorni — disse Enea appena la vide suonare.

Gaia non voleva dirgli neanche una parola; insomma, lo odiava a morte, quindi annuì e continuò a suonare.

Ma lui insistette:

— Posso sedermi accanto a te per sentire un po’ come suoni?

Gaia rispose:

— Assolutamente no. Potresti farmi concentrare e non fermarmi ogni due secondi per rispondere alle tue stupide domande?

Enea, stufo del suo comportamento maleducato, disse:

— E comunque il jazz si suona da sciolti, non seri come un righello.

Già lo odiava abbastanza, poi si metteva anche a giudicarla sull’unica cosa che la faceva stare bene, cioè suonare, tanto da volerlo mettere nella lista nera.

Mentre Gaia era a scuola parlava con la sua nuova compagna Luisa. Si raccontarono un po’ di loro. Era simpatica: finalmente aveva trovato una buona amica in classe.

La invitò a casa per una tranquilla cena insieme. Luisa non smise per un secondo di guardare il fratello di Gaia, Andrea.

Appena finirono di mangiare, le ragazze si chiusero nella cameretta di Gaia e Luisa iniziò a parlare dei sentimenti che provava per Andrea, anche se si sentiva in colpa perché era il fratello della sua amica.

Gaia all’inizio non la prese bene, ma era felice del fatto che finalmente suo fratello avrebbe potuto avere una persona al suo fianco che potesse sostenerlo grazie al suo meraviglioso carattere.

I giorni passavano e la situazione non migliorava. A scuola Enea sembrava fare di tutto pur di far arrabbiare Gaia.

Ogni volta che lei provava a concentrarsi, lui se ne usciva con una delle sue battute pungenti.

Lei provava ogni volta a rifugiarsi nella musica delle sue cuffie, ma era troppo fastidioso per non sentirlo e non perdere la pazienza.

Per fortuna a casa le cose andavano meglio.

Luisa era diventata una presenza fissa. Veniva spesso a studiare a casa sua dopo la scuola e finiva per passare metà del tempo a parlare con Andrea.

Gaia li osservava di nascosto: suo fratello era sempre stato un timidone, ma con Luisa rideva apertamente.

Come si aspettava, Luisa manteneva sempre il suo carattere dolce, soprattutto con Andrea.

Vedere la sua migliore amica e suo fratello felici insieme le faceva dimenticare, almeno per un po’, tutto il nervoso accumulato per colpa di Enea.

Un pomeriggio di pioggia, Gaia decise di andare nell’aula di musica della scuola dopo la fine delle lezioni. Voleva solo stare un po’ di tempo da sola e suonare il pianoforte senza che nessuno la disturbasse.

Si sedette sullo sgabello, chiuse gli occhi e lasciò che le dita scorressero sui tasti.

La melodia era dolce, ma a un certo punto iniziò a metterci più energia, sfogando tutta la rabbia che aveva dentro.

All’improvviso sentì un rumore vicino alla porta.

Gaia si fermò di colpo, spaventata, e aprì gli occhi.

Davanti a lei c’era Enea.

Questa volta non stava ridendo e non aveva la solita faccia da sciocco.

Sembrava quasi sorpreso, forse persino colpito.

— Non fermarti — disse Enea a bassa voce facendo un passo nella stanza. — Stavi suonando davvero bene. Non pensavo potessi metterci tutta questa passione.

In quel momento, fuori dalla porta, passò di nuovo l’esploratore del tram. Guardò dentro l’aula, abbassò gli occhi sul suo taccuino e sussurrò:

— Non riuscì a vederlo, ed era arrivato.

Gaia rimase a bocca aperta, con le mani ancora sospese sui tasti del pianoforte.

Era la prima volta che Enea le diceva qualcosa di gentile e lei non sapeva come rispondere.

Che avesse finalmente smesso di fare il prepotente?

Lo guardò negli occhi e sorrise. Senza dire una parola continuò a suonare, creando una melodia dolce e soave che valeva più di mille parole.

Enea prese uno sgabello, lo mise vicino al suo e iniziò a suonare con lei.

Finito di suonare, Gaia si girò verso di lui e lo abbracciò. Insomma, se conosci Enea fino in fondo può essere più che un professore: un amico.

Enea disse:

— Con le persone che non conosco ho una maschera da prepotente, soprattutto con te.

Gaia rispose:

— Con me? E perché?

Enea ribatté:

— Perché sei così sicura di te stessa! Quando ti vedo parlare con tuo fratello o con Luisa mi sento come se per te fossi solo un elemento di disturbo.

Gaia, innervosita, disse:

— Sei tu che ti rendevi un disturbo, Enea! Ma… oggi è diverso.

Lui, confuso, chiese:

— E perché dovrebbe essere diverso proprio oggi?

Gaia concluse:

— Perché mi sono innamorata follemente della tua “parte musicale”! Sei felice adesso?

Ed era strano pensare che voleva soltanto suonare in pace e invece si era ritrovata ancora una volta a discutere con Enea.

Era ufficialmente sicura di essere una pazza, una kamikaze.

Come poteva essersi innamorata di un professore?

Disse tutto a Luisa.

Lei le rispose:

— Secondo me sei semplicemente piena di emozioni: rabbia, tristezza e amore.

Allora Gaia disse:

— Insomma, forse era meglio non incontrarci, oppure sono proprio io il problema. Mi butto sempre sulle persone, ma l’amore è troppo forte per pensare ai rimpianti e alle sofferenze che ti dà.

Lo invitò a uscire in piazza Amedeo, ma aveva capito che tra loro non poteva esserci una connessione.

I giorni passarono, ma furono costretti a vedersi tutti i giorni nella stessa aula, pensando che tra loro ci fosse semplicemente un amore impossibile che non poteva mai sbocciare.

Passarono gli anni.

Lui trovò una moglie: sapeva che non poteva rimanere innamorato di Gaia per sempre.

Gaia si mise con un ragazzo più piccolo di lei per cercare di dimenticare il professore, ma sapeva che una parte di sé non lo avrebbe mai dimenticato.