racconti
Una Maestra
I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.
La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.
I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.
È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.
Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.
È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.
In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.
Una Maestra
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Oggi stavo andando a scuola come sempre e stavo aspettando che il semaforo diventasse verde. Accanto a me c’era una valigetta di pelle e, con tanta curiosità, la aprii e mi risucchiò.
Mi svegliai ed ero in un corpo diverso. Ero nel corpo di una maestra. Questa maestra si chiamava Chiara Santoro e aveva 20 anni. Lavorava nella “Vito Fornari”.
Mentre camminavo verso la scuola vidi un uomo vestito da esploratore che osservava una mappa e prendeva appunti su un quaderno. Sembrava spaesato. Si fermò davanti all’ingresso della scuola, guardò verso il corridoio e disse sottovoce: «Non riesce a vederlo, ed è arrivato». Io rimasi confusa, ma entrai comunque in classe.
Ecco una sua giornata tipica:
«Mi sveglio ogni giorno la mattina presto per andare a scuola e in questa settimana avrei dovuto esaminare le condizioni culturali dei miei alunni.
Entrata in classe, i miei alunni mi salutano con un bel e allegro buongiorno e io ricambio. Dall’anno scorso hanno dimenticato quasi tutto e quindi devo ricominciare da capo.
Ho iniziato con semplici dettati di brevi pensieri, con dettati di frasi e con brevi letture. Ho preso alcuni libri di letteratura e di esposizione orale.
Per matematica invece mi sono assicurata che tutti avessero una chiara conoscenza della tavola pitagorica. Gli ho fatto ripetere problemi facili.
Nel mese di Natale gli ho fatto fare un’esposizione scritta sulle esperienze personali, nozioni scientifiche in relazione all’ambiente naturale, letture geografiche, la nostra Italia, le produzioni principali e le città principali.
In aritmetica ho fatto ripetere le frazioni con numeri interi e numeri decimali, le misure metriche decimali e problemi pratici.
Io lavoro in una scuola serale e il corso iniziava il primo novembre e si chiudeva il 30 aprile ed erano 108 giorni di lezione.
Durante questi giorni ho usato dei libri che mi sono stati molto utili per riprendere il programma dell’anno scorso.
I miei alunni si sono comportati diligentemente e infatti, in tutto il corso, sono gli alunni più bravi».
Stavo tornando a casa e aspettavo che il semaforo diventasse verde quando ritrovai di nuovo la valigetta di pelle. Per un attimo mi sembrò di vedere in lontananza lo stesso esploratore, che stava ancora osservando la sua mappa.
Aprii la valigetta e mi risucchiò di nuovo. Tornai nel mio corpo e nel 2026.