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La memoria dell'effimero. Noto e la sua Infiorata

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Autore: Cettina Lauretta
Il racconto in prima persona di chi non c'è, ovvero della protagonista della storia che rischierebbe l'oblio se non fosse per il suo Archivio. Un viaggio alla scoperta dell'affascinante manifestazione d'arte popolare contemporanea identificativa della città di Noto!

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Ispirato alla documentazione conservata in Archivio storico dell'infiorata di Noto

La memoria dell'effimero. Noto e la sua Infiorata

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Sono arrivata a Noto nel mese di maggio con il vento di primavera, all’alba. Nessuno riusciva a vederlo, ed era arrivato, quel soffio che mostrava la rotta alle rondini, dal mare alla terra. A primavera, in questo lembo estremo del Sud quando le prime gemme sui mandorli in fiore preannunciano il raccolto estivo, la terra si prepara a mostrarsi coi colori vivaci di chi sa che anche quest’anno l’inverno lascerà il posto alla rinascita. Arrivare a Noto è stato come assistere alla nascita di una dea, al sollevarsi dalle ceneri dell’araba fenice che tende dal fuoco al sole, dalle macerie alla luce. Nel 1693 l’antica città di Noto insieme ad altre, veniva colpita e distrutta da un terribile terremoto, dalla ferita della distruzione la città è ricostruita sul sito attuale, sul colle Meti, dando grande prova di resistenza, ricostruzione di ciò che era il tessuto urbano, rinascita per tutta la popolazione superstite che assume i caratteri architettonici del tardo barocco europeo. Sono arrivata a Noto mentre tra le hit parade spopolavano Video Killed the Radio Star dei The Buggles e Una giornata uggiosa di Battisti, “all’ombra di un ciliegio in fiore senza età”, mi hanno fortemente voluta qui per tributare un saluto alla primavera ed hanno chiamato i maestri tra i più esperti in Italia, da Genzano di Roma per far sì che fossi più bella, essi sono giunti da lontano con la loro tecnica. Proprio Nando uno di quelli più anziani, in un’intervista ha dichiarato: <<Da ragazzo seguivo mio padre e mio nonno, specializzati nella realizzazione dell’infiorata sulle ‘scalette’, vicino le fontane clementine, in cima alla già Via Livia, strada dell’infiorata a Genzano. Ho iniziato a realizzare i tappeti floreali da giovanissimo, ho firmato il mio primo quadro nel 1959 a diciassette anni. Nel 1980 mi convoca il Comitato organizzatore dell’Infiorata per il Comune di Genzano e mi propone la partecipazione ad un’infiorata da realizzare presso un Comune nel Sud Est della Sicilia, a Noto. Tutto era stato organizzato dalle amministrazioni, da Genzano partiamo in quarantasei, portiamo con noi tutto l’occorrente. Per il bozzetto, la commissione mi lascia carta bianca sul soggetto da rappresentare, cerco di abbinare i colori cercando ispirazione dalle piante del territorio, scelgo per lo sfondo un giallo simile a quello della ginestra, il rosa, il rosso dei papaveri, oggi tutti sostituiti dai garofani. Parto da Genzano con lo stampo disegnato su carta da scena, il cosiddetto ‘quarto’, intagliato per poterlo riportare sul posto. La sera del 9 maggio 1980, lavoravo al quadro su via Nicolaci, bellissima, simile alla nostra. Ecco, mentre disegnavo, su di me, sul balcone al secondo piano della strada barocca, vi erano alcune signore affacciate che mi osservavano, asserivano e mi confortavano con lo sguardo, rassicurandomi che stesse venendo un bel lavoro. Presi coraggio e chiesi di poterle raggiungere per vedere dall’alto il lavoro svolto, mi invitarono a salire. Appena entrato, mi ritrovai in un ambiente da sogno, un salone con un soffitto tutto decorato, mi offrirono un moscato, dei biscottini alla mandorla per rifocillarmi e mi invitarono ad affacciarmi al balcone. Una forte emozione mi rassicurò, dall’alto ebbi la prova del bel lavoro che stavamo compiendo>>. Come fa un esploratore che cerca le tracce che lo condurranno a scoperte sorprendenti, così il maestro Infioratore, colui che è chiamato a pensare, ad ideare l’opera d’arte con i colori della natura, egli segue la sua esperta ispirazione per la realizzazione di un’opera dal carattere caduco e per questo preziosa, unica, irripetibile, tracciando le basi della festa più rappresentativa della Noto contemporanea. La Primavera a Noto è già di casa quando ancora sulle alte cime dell’Etna la neve si raccoglie a fiocchi, qui è la Primavera che detta i tempi della festa, da sempre, ed il suo simbolo sono i fiori. Siano essi carnose infiorescenze della macchia mediterranea o rosee foglie d’acanto intagliate dagli scalpellini sulla pietra calcarea, la mia presenza qui è la prova tangibile che i fiori sono il segno della vita che volge a primavera, i fiori sono messaggeri della riconciliazione tra ciò che è presente e, poco tempo dopo, è già riconoscibile come passato. Lo sguardo crede che tutto sia possibile tra le mani di chi vive in una città siciliana fatta di meraviglia e contraddizioni, tanto bella quanto fragile. I fregi, le voci, i ricami, i fiori, lo scorrere del tempo in un ritmo già scandito dal filtrare della luce, è la definizione dei volumi, piani, livelli, curve, trasparenze. È il fluire dei giorni che plasma ogni cosa: la terra, i luoghi, i volti. Noto e la sua festa, di pietra e di fiori, la terza settimana di Maggio, hanno fatto sì che fossi presente qui da quarantasei anni. Una finestra si apre sui tetti e sulle terrazze color miele ed è subito un incontro di bellezza. Quel 9 maggio 1980 in pochi avrebbero scommesso che appena arrivata avrei attirato l’attenzione di tutti ma soprattutto che nel mio fugace passaggio su Via Corrado Nicolaci, chiamata dagli abitanti del luogo ‘la strada del Principe’, avrei piantato le mie radici per non separarmi più da questa città. Quello che accade tra il 9 e il 10 maggio 1980 ha dell’incredibile: i maestri di Genzano accolti dagli abitanti del ‘Giardino di pietra’, iniziano con instancabile laboriosità durante le ore notturne a dare vita ad un tappeto di fiori e materiali naturali vegetali che plasmati ad immagine e somiglianza di opere d’arte daranno vita alla mia presenza qui da quarantasette edizioni. C’è chi mi chiama Infiorata, definendomi nei canoni chi dell’arte effimera, chi dell’arte ciclica. Io sono qui per ricordare che al di là delle definizioni svolgo il ruolo di riconciliare il tempo di ieri ed il domani attraverso la fragile bellezza del presente. Dalla mia prima comparsa nel 1625 a Roma ad opera dei capomastri della Fabbrica di San Pietro, Benedetto e Pietro Paolo Drei, quale tappeto ornamentale votivo per il passaggio della processione dei Santi Pietro e Paolo; oggi richiamo folle di curiosi ed appassionati, diverse le culture che mi praticano e si interessano alla mia realizzazione nel mondo, dal Messico al Giappone, dalla Spagna all’India ed in molti altri posti e per diverse finalità, ma qui a Noto ho trovato il mio posto ideale per parlare il linguaggio universale dell’arte che si fa portavoce del messaggio riconosciuto da ogni cultura: la meraviglia! Il rito della festa è da sempre un momento di collettiva euforia, è la rappresentazione di ciò che è effimero in quanto circoscritto nello spazio e nel tempo stabiliti, di ciò che si vorrebbe fosse per sempre ma trova espressione nei giorni e nei luoghi deputati al rito della spensieratezza, del gioco, dello stupore, della sorpresa. Di feste e processioni, rituali della rinnovata riconoscenza alla Natura ed ai segni del divino e dell’umano in essa, la Sicilia ne è colma ed ancora mai paga. Ed è con questa speranza di rinascita che ogni anno a Noto, gli artisti dell’Infiorata celebrano il trionfo della vita, della creatività come frutto dell’opera dell’uomo che dialoga con la natura. Quella stessa Natura che si ritrova scolpita in forme allegoriche sui particolari dei balconi barocchi di Via Nicolaci: foglie di acanto, fiori, rose, melograni simbolo dell’abbondanza, animali grotteschi. Scolpiti nella pietra calcarea gli elementi floreali e mitologici sono metafora della società tardo barocca e delle dinamiche storiche, sociali e culturali che popolavano Noto. Era la società del culto dell’immagine, del fantastico, della Meraviglia estetica che lanciava un messaggio ben chiaro: si assiste al teatro dell’effimero, dove tutto si evolve, tutto ha un inizio ed una fine! La città al tempo della festa, nella sua complessità, è lo scenario dove l’espressività delle opere effimere troverà terreno fertile per attecchire e mostrarsi al mondo come segno di grandiosità e potere. Il tema della città che si fa teatro era già caro dal Rinascimento, teatralità e spazi urbani sono facce della stessa medaglia. L’ambiente urbano della città barocca del Settecento si prestava ad accogliere allestimenti effimeri, ne necessitava per affermazione dell’importanza politica delle classi dominanti. Gli apparati espressione del Barocco erano parte del rituale delle feste e delle celebrazioni trionfali, crocevia tra sacro e profano. Dai territori dello Stato Pontificio la pratica di realizzazione dei tappeti floreali si diffuse alle corti e nei Regni vicini, studiate ed organizzate sia da chi attendeva alla macchina celebrativa e realizzate da artisti e mastri coadiuvati dalla partecipazione del popolo, le Infiorate diventano vere e proprie scenografie pavimentali allestite con materiali naturali e fiori per tributare onori al sacro ed al profano. La maggior parte delle opere in Italia erano realizzate sotto forma di tappeti e mosaici di materiali vegetali, raffiguranti trame geometriche o elementi figurativi più complessi. <<Quest’eccesso di lavoro impiegato in vane decorazioni va perduto ogni anno e si rinnova l’anno successivo per perdersi ancora>> scriveva Jean-Pierre Hoüel nel suo Voyage pittoresque del 1777, descrivendo lo spettacolo strabiliante degli apparati effimeri allestiti in occasione delle feste barocche in Sicilia all’epoca del Grand Tour. Da allora l’arte si è diffusa sia grazie alla documentazione tramandata sia attraverso il racconto e la trasmissione delle tecniche apprese tra le generazioni, da quei borghi in territorio pontificio fino a giungere in età contemporanea con la realizzazione delle infiorate artistiche anche in altre regioni d’Italia che ne hanno tratto ispirazione per la promozione dell’arte e della cultura popolare. Da quei giorni di maggio del 1980 per Noto sarà un crescendo, un piano forte di accadimenti, storie di ferite inferte e cure prestate, ingegnosità, felici strategie e rischi corsi per lanciare il Sud Est della Sicilia sempre più in alto, con l’intenzione di promuoverne la conoscenza nel mondo. La strada che conduce dolcemente in salita a Montevergine, accoglie Palazzo Nicolaci dei Principi di Villadorata e Palazzo Modica di San Giovanni le cui pietre raccontano ancora oggi delle vite di uomini e donne che hanno fatto la storia della Sicilia e dell’Italia, essa è il luogo in cui si concretizzano tutte le epoche e tutte le anime della città. La via in sé è il supporto dell’opera pittorica dipinta con i colori della natura, è il teatro dell’effimero in cui ogni anno va in scena la metamorfosi dell’intera città. Così dai fotogrammi di registrazioni video in VHS o da supporti oggi da considerarsi obsoleti, emergono timidamente i colori della festa di allora che seppur recente lascia trasparire la volontà di rendere l’Infiorata di Via Nicolaci un bene comune da preservare e condividere nel tempo. In fondo la storia dell’Infiorata è il racconto di una storia di cura e dedizione: l’artista attraverso il gesto creativo preserva l’opera dalla sua stessa caducità, l’architettonica predisposizione dei palazzi è l’habitat nel quale prende forma, il tempo è quello della primavera che volge ogni cosa a vita nuova, l’osservatore visitatore la immortala in immagini indelebili, forme di straordinario ricordo. La storia recente dell’Infiorata di Noto le consente il privilegio di essere espressione popolare condivisa, dalle fotografie emerge il quadro di una città che tra gli anni Ottanta e Novanta aveva già ricevuto input dall’esterno per mostrare al mondo il proprio dramma irrisolto. Nell’immortalare la bellezza dei paesaggi e la genuinità delle produzioni locali, l’obiettivo testimoniava il persistente disagio dell’abbandono, della trascuratezza. Ogni anno la terza domenica di Maggio, nonostante tutto, Noto rifioriva. Sul finire degli anni Ottanta, è interessante notare come una costellazione di cantieri per il restauro conservativo dei monumenti nel centro storico, fosse l’effetto dei riflettori puntati: non si poteva lasciare morire nell’indifferenza quanto di più sacro la città aveva ereditato. L’Infiorata, oggi come allora, si fa veicolo di messaggi a difesa del territorio e della sua storia. Le opere d’arte sotto forma di tappeti floreali che mi hanno caratterizzata hanno raccontato sempre la storia della città, la sua capacità di resistere agli urti degli accadimenti, alle crepe culturali, sociali nel corso degli anni. 13 Marzo 1996, ore 22,13: crollano parte della cupola, della navata centrale e destra, del transetto destro della Cattedrale di Noto. La città è ferita, scossa. Nella desolante prospettiva in cui precipita, Noto è ad un bivio: o rimanere vittima dell’abbandono a se stessa o alzare la voce per farsi sentire il più possibile, si decide affinché non cali il sipario, non si spengano le luci. Lo spettacolo deve continuare, il mondo deve sapere e non può ignorare cosa sta accadendo in questo angolo di meridione d’Italia. L’opportunità è offerta proprio in occasione della XVII edizione del Saluto alla Primavera. L’Infiorata diventa simbolo della voce degli artisti e dei cittadini tutti che richiedono a gran voce le attenzioni dell’opinione pubblica nazionale ed internazionale su un territorio ferito. Sarà proprio il cantautore Franco Battiato, sensibile interprete che a soli due mesi dal crollo, accenderà i riflettori sulle condizioni in cui versa il patrimonio architettonico della città e del Val di Noto, attraverso il memorabile ed intenso concerto del 18 Maggio 1996 organizzato da Adnkronos proprio in occasione dei giorni dell’Infiorata e che coinvolse le testate giornalistiche internazionali, le autorità e le massime cariche dello Stato. L’intervista a Battiato così recita: <<Io sono solo un mezzo - si è schermito il cantautore prima di esibirsi sul sagrato del Santissimo Salvatore, dietro uno scenario barocco illuminato a giorno in tutto il suo splendore - È un mezzo, per porre l'attenzione su questa splendida rovina. Detesto i messaggi ma l'emozione che provo a stare qui e' davvero straordinaria, indescrivibile, quasi una visione. Purtroppo -commenta malinconico Battiato - abbiamo bisogno di vedere prima distrutte le nostre cose belle per desiderare poi di ammirarle. È lo storico fatalismo siciliano? Fatalismo? Certo, è la nostra natura, fa parte di noi, noi siamo cosi. Ma anche sul fatalismo si può costruire, e questa serata di Noto ne è la prova evidente. Il solo fatto di esserci, ci dà speranza>>. Suoni e voci in diffusione sulla via, in questi anni, tutto richiama al fermento e alla socialità: le conversazioni tra i passanti, il bisbiglio di chi commenta l’operato degli artisti, il garrire delle rondini che sotto i cornicioni dei palazzi ritornano nell’ora del tramonto alla loro stagionale dimora. Come quelle rondini che ogni anno lasciano il nido per attraversare in volo terre e mari lontani, così gli artisti dell’Infiorata hanno seguito il loro esempio, portando con loro ciò che li distingue e li caratterizza, hanno varcato i confini e consegnato la loro tipicità, fino ad arrivare sulle strade e sulle piazze più belle d’Europa e del mondo con la loro arte. La conoscenza e l’amicizia tra i popoli viaggia tra le mani e nelle valigie di chi con generosità ed inclusione condivide le proprie esperienze per l’orgoglio e la responsabilità di rappresentare la comunità tutta. Così dal 2013 anno del gemellaggio che mi vede protagonista con il Giappone al 2018, Noto ospita il mondo nei giorni della terza settimana di maggio in quegli anni nei quali su via Nicolaci  passano delegazioni dalla Spagna, Russia, Messico, Corea, Malta, Francia, Germania, Tibet, ed ancora un omaggio alla cultura monegasca ed alla Cina. Nel 2019 il viaggio nelle culture del mondo inverte la rotta. È un flashback, un viaggio a ritroso nel tempo, per ritrovarsi ed affrontare lo scottante e sempre attuale tema dell’emigrazione che tocca le corde del ricordo, della memoria ma che lo fa lanciando un messaggio di speranza. Ho ospitato le testimonianze e le esperienze di grandi artisti e personalità del Novecento, della gente che ha lasciato la Sicilia verso una vita migliore alla volta dell’America. Sin dai primi mesi del 2020, Bellezza e paura si ritrovano a condividere uno spazio insolito nella sfera delle percezioni della realtà. La paura, stato fisiologico al quale avremmo potuto abbandonarci, cede il passo alla dirompente bellezza della rinascita, alla determinazione della vita che prepotente si ripropone anche attraverso il linguaggio dell’effimero. L’Albero della Vita, in molte culture è riconosciuto quale simbolo di rinascita, della connessione tra le cose, della ciclicità dell’esistenza. Noto con la sua più autentica e popolare delle arti, lancia un messaggio dal forte impatto emotivo: la Vita tornerà a fiorire in quanto forza della Natura che si manifesta in molteplici forme e percezioni. Ed ecco che l’albero della Vita diventa simbolo inequivocabile dell’attesa che si risolve in un abbraccio, sinuosa intersezione dei suoi rami, metafora della effettiva collaborazione tra gli artisti che a Noto lo hanno realizzato in occasione dell’Infiorata 2020, per rilanciare un messaggio di partecipazione, condivisione, ripartenza. Un altro passo verso il riconoscimento del mio valore quale Patrimonio culturale Immateriale della Sicilia è stato l’inserimento dei Tappeti d’arte effimera nel R. E. I. S. (Registro Eredità Immateriali della Sicilia) a Maggio 2021, proprio per il valore che ricopre per la nostra cultura popolare materiale ed immateriale. L’Infiorata della ripartenza, del cambiamento è l’edizione XLIII, dedicata alle celebrazioni del ventennale dell’inserimento delle città tardo barocche del Val di Noto nella WHL UNESCO. Le associazioni e gli artisti infioratori chiamati a realizzare i sedici bozzetti su Via Nicolaci hanno potuto cimentarsi negli ultimi anni con tematiche quali le pellicole cinematografiche girate a Noto, la Pace, la Cultura Pop. La città tutta attende l’evento e si adopera affinché il visitatore possa avere per sempre un ricordo indelebile, le squadre di infioratori composte da circa 20 persone, compiono 15 ore di lavoro notturne tra venerdì e sabato. Cosa si aspetta da me il visitatore? Spensieratezza, stupore, meraviglia! Cosa rappresento per gli Artisti? Una sfida! La medesima sfida che da qualche anno stanno sperimentando per rendermi documentabile, per conservare le tracce del mio passaggio. Alla conoscenza e diffusione della mia storia, alla conservazione delle mie tracce su questo territorio hanno contribuito in tanti, una rete le cui maglie hanno abbracciato e trattenuto quello che  c’è durante quei pochi giorni della mia manifestazione e quello che non c’è o rischierebbe di andare perduto al termine dei giorni effimeri che vivo! Ma il vincolo che li tiene stretti è proprio dettato dalla natura e dall’originaria finalità perseguita dai soggetti produttori delle mie testimonianze documentali, essi sono i singoli cittadini con i loro archivi privati, la Pro Loco di Noto, il Comune, la Biblioteca comunale, le Associazioni che da decenni operano affinché ogni anno sia allestita, gli Artisti che mi realizzano, tutti coloro che si prendono cura di me e della mia memoria. Se la mia natura e la mia stessa esistenza sono affidate alla caducità dei materiali che mi caratterizzato e costituiscono, fragile e delicata, ciclica, come posso sfuggire all’oblio della mia permanenza effimera? La mia storia nasce dall’interesse popolare e collettivo, esisto perché una comunità, un gruppo si impegna in sinergia affinché io ogni anno fiorisca a nuova vita; nasco e sono possibile grazie alla condivisione e dalla partecipazione di tutti coloro che hanno a cuore la mia storia. Sono sicura di poter testimoniare il mio valore artistico, culturale, sociale! Come poter raccogliere e conservare le testimonianze di questo dono della collettività? L’unico modo per comunicare la bellezza di quanto vissuto in un così breve tempo quale è la durata della mia vita sul selciato, è dato dal racconto delle esperienze di chi rende possibile la mia manifestazione ogni anno a Primavera. Dal racconto orale di chi per conoscenza dell’avermi visto a Genzano e per sentito dire sulla mia fama, sono giunta qui e mi sono vestita di petali di fiore di maggio, finocchietto selvatico, erba bianca, foglie di mirto e carrubo. Le sapienti mani degli artisti infioratori mi hanno disegnata e dipinta in bozzetti e prove d’autore che oggi sono custodite da chi le ha salvate dal macero, preservandone la conservazione. Sono stata raccontata  in ogni fase della mia breve esistenza, attraverso le opere fotografiche di chi con paziente dedizione ha atteso tutta la notte la mia creazione, immortalata dagli scatti fotografici e dalle riprese audiovisive che dagli anni Ottanta ad oggi hanno sfidato il tempo e le criticità della conservazione. Dapprima ho attirato l’attenzione di pochi esperti fotografi ammaliati dai miei colori e dalla visione prospettica che su Via Nicolaci ho sempre regalato effondendo stupore e meraviglia sin dalle prime luci del giorno. Poi in punta di piedi sono entrata nelle case di chi un po’ per collezionismo un po per curiosità, di anno in anno, non ha voluto rinunciare ad avermi su manifesti pubblicitari e materiale divulgativo della mia festa. Materiale analogico, fotografie, diapositive, negativi fotografici, VHS, CD, DVD e poi ancora pubblicazioni, opere d’arte, bozzetti e documentazione analogica e digitale, interviste, testimonianze orali e scritte, oggetti di uso comune per la mia realizzazione, fotogrammi che vanno a comporre la mia storia che è la storia del territorio nel quale vivo. Tutto è raccolto, conservato, inventariato, gestito affinché possa essere comunicato, studiato, tramandato. È la memoria dell’effimero che è possibile che esista solo grazie ad un archivio. La fragilità dei fiori si oppone alla robustezza del loro simbolismo, la conservazione della documentazione ricorda a tutti quanto sia urgente e resistente prodigarsi per la continua valorizzazione di ogni testimonianza di quello che non c’è.