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Frammenti di un carteggio. Luigi Luzzatti e Tiziano Zalli, un'amicizia e una visione condivisa all'origine della nascita delle banche popolari, tra lacune e discontinuità di un epistolario.
Un’accusa di plagio, una replica diplomatica e poi, inaspettatamente, l’inizio di un sodalizio destinato a cambiare la storia del sistema creditizio italiano. Da ciò che rimane del carteggio tra Luigi Luzzatti e Tiziano Zalli emerge il racconto di un’amicizia nata tra iniziali diffidenze e ideali condivisi, capace di trasformare una polemica in una visione comune.
In queste lettere animate da stima reciproca e passione civile, vediamo prendere forma il progetto delle prime banche popolari italiane. Un epistolario incompleto, ma sorprendentemente vivo, che ci narra le origini di una profonda trasformazione economica e sociale.
FRAMMENTI DI UN CARTEGGIO
Luigi Luzzatti e Tiziano Zalli. Un’amicizia e una visione condivisa alla base della nascita delle banche popolari, tra le lacune e le discontinuità di un epistolario.
Della corrispondenza tra Tiziano Zalli e Luigi Luzzatti, l’Archivio storico Banco BPM ha ereditato unicamente le lettere scritte da quest’ultimo, ma anche la sola voce di Luzzatti riesce a raccontarci una storia a due, che ha contribuito a inaugurare nella giovane Italia una nuova epoca per il credito bancario.
Il carteggio prende avvio nel gennaio 1864, con una accorata missiva spedita al gerente del Corriere dell’Adda-Gazzetta di Lodi, in cui Luigi Luzzatti lamenta un vero e proprio saccheggio del suo libro La diffusione del credito e le banche popolari, pubblicato nel 1863: “l’autore di quegli articoli, senza citare mai il mio libro e facendone apparire come sue le idee e la forma, copia continuamente non solo tutte le idee del mio lavoro, ma spesso anche periodi interi”, protesta vibratamente Luzzatti.
Nell’unica sua lettera conservata in Archivio storico Banco BPM, Zalli - informato dal gerente del giornale - risponde a Luzzatti “Involontaria e impensata, mi creda o Signore fu la mancanza (…) la lettura del suo trattato mi indusse tanto desidero di conoscerla personalmente, che scrissi ma inutilmente alla redazione della Perseveranza onde avere traccia del suo domicilio.” Pur scusandosi con diplomazia, la sua versione dei fatti resta forse poco credibile, anche volendo tener presente che i mezzi per individuare il recapito di una persona all’epoca potessero essere meno agevoli di come lo sono ora.
Ci si aspetterebbe quindi una reazione negativa, invece Luzzatti decide di mettere da parte la polemica e, incuriosito, dare ascolto alle ragioni di Zalli, che nella stessa lettera chiosa “Io voleva ricorrere alle di lei esperienze ai molti studi Ella dimostra aver fatti in proposito per averne consigli nella prossima attuazione di una Banca popolare in questa Città modellata sulle massime ch’ella ha sapientemente svolte nel suo trattato”.
I due, dunque, finiscono per chiarirsi e comprendersi se sin dal marzo successivo Luzzatti afferma “voi a Lodi avete già percorso maestosamente il sentiero che mena alla vera riforma sociale”, e “Schulze-Delitzsch giubilerà quando leggerà lo statuto della Banca di Lodi. Voi mi chiedete un franco giudizio sul vostro statuto ed io vi dichiaro sinceramente che lo trovo commendevole sotto ogni riguardo”.
Si scoprono animati da un ideale comune, quello di sviluppare un modello di credito che sia strumento di emancipazione sociale per le classi meno abbienti in una Italia post-unitaria segnata da un profondo mutamento economico, culturale e sociale. In questa cornice storica, il progetto di una banca vicina alle classi lavoratrici è di portata davvero innovativa.
Luigi Luzzatti, nato nel 1841 a Venezia, si trasferisce a Padova per gli studi universitari e successivamente a Milano per insegnare all’Istituto Tecnico cittadino. Ispirandosi alle teorie dell’economista tedesco Franz Hermann Schulze-Delitzsch, si fa carico di divulgare, adattandole al contesto italiano, le teorie sul credito cooperativo.
Le sue riflessioni incontrano l’esperienza concreta di Tiziano Zalli, lodigiano, classe 1830, avvocato e imprenditore, impegnato a promuovere attività sociali nel suo territorio di nascita: Zalli, infatti, ha già messo in atto esperienze come la Società di mutuo soccorso di Lodi e una cassa basata sul prestito d’onore. Da qui, grazie anche al contributo teorico di Luzzatti, sviluppa l’idea di una banca vera e propria destinata a diffondere il credito tra i lavoratori meno abbienti.
Il suo impegno culmina il 28 marzo 1864 con la fondazione della prima banca popolare in Italia, la Banca Popolare di Lodi.
Sulla scia dell’esperienza lodigiana, Luigi Luzzatti, il cui scopo era creare un modello bancario basato sul credito diffuso, sulla partecipazione collettiva, sul sostegno concreto ai piccoli operatori economici, riesce finalmente a dare concretezza anche al proprio progetto: il 12 dicembre 1865 nasce la Banca Popolare di Milano, di cui rimarrà presidente fino al 1870, per dedicarsi poi ad una lunga e importante carriera politica in Parlamento.
Ma le lettere ci narrano anche come il rapporto tra Luzzatti e Zalli abbia ben presto travalicato la dimensione professionale per trasformarsi in una vera e propria amicizia. Tra i due si sviluppa rapidamente una sintonia intellettuale, fatta di incoraggiamento reciproco, di confronto leale e di autentica stima. I toni sono affettuosi, diretti e sinceri: in breve tempo si passa da “Egregio Signore” a “Ottimo amico”. E poi “Egregio mio fratello di cuore e di idea”, “ho parlato di te con entusiasmo nelle nostre adunanze cooperative”, scrive Luzzatti. Condividendo una comune missione, i due pionieri del credito popolare si ammirano e si sostengono a vicenda.
Questi frammenti di epistolario, conservati dall’Archivio storico Banco BPM, sono la diretta testimonianza di come - da un’iniziale screzio - siano nati un’amicizia e un patto di ideali, da cui ha preso avvio un processo di cambiamento nel sistema bancario che si è propagato con successo in tutto il Paese.
Pur in assenza delle risposte di Tiziano Zalli, le lettere vergate da Luigi Luzzatti non restano silenti, perché attraverso le sue parole si ricostruisce un percorso comune e si intuisce la forza di due visioni che si incontrano, si intrecciano e divengono realtà, continuando a parlare al nostro presente e ricordandoci come le nostre radici siano il vero motore del futuro.