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Diario perduto

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Scuola/Classe: Classe 3F Liceo Artistico “Bruno Munari” Vittorio Veneto (Treviso)

Il dialogo tra uno studente e un’archivista per ricordare due momenti storici difficili per la città di Conegliano: la peste del 1630 e la pandemia di Covid 19 del 2020.
Al centro della vicenda ci sono un diario rubato e l’antico lazzaretto… Un racconto corredato da cinque rielaborazioni grafiche a partire da documenti d'archivio e da immagini di altre testimonianze materiali, il tutto realizzato dagli studenti della classe 3F del Liceo Artistico “Munari” di Vittorio Veneto (TV), sotto la guida delle prof.sse Luisa Botteon insegnante di Lettere e Federica Bortolotti insegnante di Grafica.
In aggiunta alcune riproduzioni di documenti originali conservati presso l’archivio storico comunale di Conegliano.

CREDITS

Ispirato a documenti e fonti materiali relativi alla peste a Conegliano e territorio nel 1630 e all'ospitalità agli ammalati ed indigenti presso il lazzaretto attraverso i secoli, conservati presso l'Archivio storico comunale di Conegliano e presenti in città. Con riferimento inoltre a bibliografia locale sul tema della peste, in particolare al contributo di L. Botteon, Il lazzaretto di Conegliano. Relazione presenta al Convegno, in Aspetti della sanità nelle Prealpi venete, Convegno nazionale 26 maggio 2012, Biblioteca civica di Vittorio Veneto (Vittorio Veneto, 2012).

Diario perduto

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“Tu cosa stavi cercando di preciso in archivio?”

“Sto facendo una tesina sul lazzaretto di Conegliano per un esame di Storia”

“Capisco, il lazzaretto è stato gestito dalla Congregazione dei Battuti per secoli e nell'Ottocento lo hanno usato anche per accogliere le famiglie povere”. 

“E dov’era?” 

“Probabilmente dove hai parcheggiato tu… In archivio esiste un diario che forse può interessarti… te lo mostro”

 

19 Settembre 1630

Oggi mia madre non è ancora rincasata. Da quando papà è venuto a mancare, è solita fare dei giri nel vicinato per assistere i precedenti pazienti di mio padre, perché dopo che la malattia ha portato via anche lui, il bisogno di aiuto nel quartiere è aumentato, almeno questo è quello che lei mi racconta.

Mamma è una donna di buon animo, da quando è rimasta vedova passa gran parte del tempo a preparare qualcosa da lasciare davanti alle porte dei poveri, assicurandosi di stare a debita distanza da loro. Di questi tempi di grande carestia molti non hanno di che mangiare e ho sentito che si trovano anche persone morte con l’erba in bocca. 

Stamattina doveva recarsi dal signor Agostino, mercante rimasto ormai solo. Eppure è strano, le nostre case non distano poi così tanto l'una dall'altra; che abbia avuto un contrattempo? Sto iniziando a preoccuparmi, se non ritorna entro sera sarò costretto a disubbidirle e uscire a cercarla.

 

20 Settembre 1630

Ho avuto conferma di ciò che temevo, mamma non è più tornata, devo farmi coraggio e andare a cercarla.

Ora capisco perché mi aveva proibito di uscire, non mi sarei mai aspettato uno scenario simile. Una volta aperta la porta ho sentito un tintinnio in lontananza, mi sono voltato verso il suono e ho notato un uomo dall'altra parte della strada, vestito di nero accompagnato da un carretto, sul quale giacevano quelli che a me sembravano vecchi sacchi scuri. Man mano che si avvicinava, un tanfo nauseabondo si diffondeva nell'aria. Dopo un momento di sgomento iniziale mi sono sforzato di proseguire. Nonostante il breve tragitto, a causa delle frequenti piogge avvenute nei giorni precedenti si era formata una fitta nebbia che mi impediva di distinguere ciò che mi circondava. Finalmente sono arrivato alla casa del vicino, un rudere che fungeva sia da magazzino sia da dimora per il vecchio mercante. 

Avvicinandomi ho notato un enorme segno a forma di croce sulla porta, ho provato a bussare, ma non ho ricevuto alcuna risposta. Ho notato con la coda dell'occhio che, nella casa poco distante, una figura mi stava osservando. Alzando lo sguardo l’ho riconosciuta subito: era la signora Marietta, un'umile sarta di cui mia madre era cliente. È stata lei a rivelarmi cosa era successo: il signor Agostino non stava bene, e qualcuno l’aveva denunciato e quando mia madre si trovava davanti alla sua casa, il pizzigamorti, l’uomo che prima avevo visto, aveva portato via anche lei nel lazzaretto della città. È una casa che viene affittata, ma durante la peste viene usata per segregare i malati e limitare così il contagio. 

Non mi rivelò altro.

Mentre tornavo a casa tutto mi appariva più chiaro: le strade, un tempo colme di gente erano ormai deserte, sul ciglio giacevano corpi di tutte le età ormai privi di vita, molti venivano gettati nel fiume Monticano, e quelli che ancora si muovevano avrebbero raggiunto gli altri malcapitati nel lazzaretto. Le risate che un tempo riempivano la piazza erano state sostituite da pianti disperati e urla strazianti di familiari e ammalati. Un senso soffocante di angoscia e rassegnazione dominava Conegliano. Non c’era spazio per nessun altro sentimento.

E ora cosa posso fare? Sono rimasto solo, la malattia si è portata via prima papà e ora anche la mamma? Marietta mi ha avvisato che chiunque entri nel lazzaretto non ne esce vivo. 

Questo significa che anche la mamma non ha più speranze?

 

21 Settembre 1630

Non ho dormito stanotte, ho pensato solamente a cosa fosse più opportuno fare. Se andare a cercare mia madre oppure stare a casa e sperare che torni al più presto. Ho sentito che alcuni, pochi davvero, riescono però a guarire.

So che questa decisione può essere rischiosa, ma non posso sopportare l’idea di perdere anche lei, non mi resta che andare a cercarla. Ma come fare ad entrare? Forse quel carretto che ho visto prima potrebbe tornarmi utile, ma devo stare attento, appena la strada sarà libera vi salirò sopra e aspetterò di essere portato dentro al lazzaretto.

Ci sono riuscito. Sono dentro, ma nulla di ciò che mi era stato detto mi avrebbe potuto preparare a quello che ho visto qui: uomini, o almeno quelli che un tempo lo erano, ormai erano ridotti a scheletri ammucchiati nella fossa comune, persone rinchiuse come animali, abbandonati a loro stessi e alla loro malattia. Alcuni pregavano Dio nella speranza di essere risparmiati, altri invece chiedevano una morte rapida che potesse portare fine alle loro atroci sofferenze; per molti la disperazione ha avuto la meglio sulla fede.

Nonostante lo scenario raccapricciante, dovevo trovare mamma, senza farmi notare e stando lontano dai malati; un solo errore e mi avrebbero sbattuto in una di quelle stanze di isolamento.

Io ho tentato, davvero l’ho fatto, ho superato il cortile, evitato le guardie, cercato all’interno della casa che è usata durante le epidemie come lazzaretto, ho controllato in ogni singola angusta cella, ho urlato il suo nome fino a perdere la voce, ma nessuna traccia della mamma. Ora mi sono rifugiato all’interno della chiesa di San Lazzaro, vicino alla casa del Priore che gestisce il lazzaretto, e mentre venivo qui, da uno dei carri che usciva colmo di morti, mi è sembrato di notare la mano di una donna che sporgeva con lo stesso anello di mamma. Magari l’ha scambiato con quella donna per avere del cibo da dare ai malati, mamma è sempre stata una persona buona, o magari anche lei ha avuto la mia stessa idea ed è già uscita in qualche modo. Domani me ne andrò anch’io, devo solo riposarmi un attimo. 

Da quando sono qua non mi sento tanto bene, nulla che un po’ di riposo non possa sistemare, domani cercherò ancora, anche se sono quasi sicuro che mia madre mi aspetta fuori.

Mi piacerebbe scrivere ancora ma ho esaurito lo spazio, quando uscirò andrò a comprare dei fogli nuovi. Mia madre me l'aveva promesso, ogni volta che li finisco me ne compra altri, di carta ancora più bella perché mio padre avrebbe voluto che studiassi come lui.

Ora però devo smettere, la testa inizia a farmi male, forse ho preso troppo freddo in questi giorni, speriamo che mamma non si arrabbi.



“E poi? Cos’è successo al ragazzo? ha trovato la madre? E’ stato un esploratore coraggioso, visto il pericolo che stava correndo nel lazzaretto” 

“Non si sa, questo è tutto ciò che è rimasto in archivio.”

“Ma come? In quasi quattrocento anni non è stato trovato un altro diario? O magari qualche documento dove un certo Sebastiano è nominato?”

“No, mi dispiace, il diario era stato sequestrato ad un pizzigamorti dopo essere stato processato per furto, perché era solito frugare nelle tasche dei moribondi che trovava.

Probabilmente il povero Sebastiano si era ammalato gravemente e il diario gli era stato sottratto, la peste non era riuscito a vederla ed era arrivata.”

 

“COFF, COFF, COFF!!!”

“Che tosse! A proposito, metti bene quella mascherina e mi sono dimenticato di chiederti il Green Pass”.

A dire il vero, qualche linea di febbre ce l’aveva… il Covid, non era riuscito a vederlo ed era arrivato…