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Una giornata particolare… al Museo del Radar
Una gita al Museo del radar della Divisione Elettronica di Leonardo, per una giovane studentessa, si trasforma in un sogno a occhi aperti in cui incontra i due ingegneri, Carlo Calosi e Franco Bardelli, figure di spicco in questo settore: uno fondatore della Microlambda, nel 1951, l’altro – anch’esso ingegnere – vera anima tecnica dell’azienda tra il 1960 e il 1980.
Un dialogo in cui, alle vicende sullo sviluppo economico e sociale promosso al tempo, si intrecciano emozioni e aneddoti. Poi, una sorpresa rende questi personaggi più vicini a noi di quanto si possa immaginare…
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Una giornata particolare… al Museo del Radar
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“Che bello era il museo, un vero peccato che la visita fosse finita così in fretta”, pensò Sara.
Salirono nel pullman per incamminarsi verso il ritorno a scuola, ma non poté fermare la sua mente dal tornare ai due scienziati, Carlo Calosi e Franco Bardelli, che non solo partirono dai pescatori per iniziare a sviluppare il loro progetto, ma diedero anche lavoro a tantissime giovani ragazze, così come mostrato dalle foto visionate nel Centro di Documentazione Storica, situato all’interno del sito industriale della Divisione Elettronica di Leonardo, al Fusaro.
Mentre tornava a casa decise di scegliere la strada più lunga, circondata da alberi e vegetazione che trovava splendida.
Non si rese neanche conto che i suoi vestiti non erano più gli stessi, indossava abiti da esploratrice mentre brandiva un taccuino fra le sue mani.
Sulla strada, di solito deserta, notò due figure in lontananza, due uomini distinti; si avvicinò, presa dalla curiosità, per accorgersi che i due uomini erano proprio Calosi e Bardelli.
Stupita, non riusciva a credere ai suoi occhi, decise di avvicinarsi per essere sicura di non esser stata ingannata dalla sua vista. La nostra esploratrice una volta vicina ai due ingegneri disse:
- “Non riesco a credere ai miei occhi, siete proprio voi! Nonostante vi abbia visto solo in qualche vecchia fotografia, grazie alle spiegazioni che gli ingegneri di Leonardo ci hanno fornito al Museo, mi sembra di conoscervi già!” -.
- “Possiamo fare qualcosa per lei, gentile signorina?”-
Quel “signorina”, che in tempi moderni è stato ormai abbandonato, rendeva tutto ancora più realistico.
- “Vi prego di non chiedermi come conosco le vostre storie, ma la curiosità mi divorerà se non vi porgo delle domande!” - Sara brillava di entusiasmo.
- “Prego, porga tutte le domande che vuole.” - rispose il professor Calosi, sorridente e incuriosito da quell’incontro inaspettato.
- “I pescatori, ad esempio, non avrei mai pensato che vi sarebbero stati d’aiuto per mettere insieme cavi e cablaggi(1).”-
- “A volte la soluzione è davanti ai nostri occhi, ma non riusciamo a vederla, poi arriva improvvisamente attraverso uno sguardo verso il mare. I pescatori possiedono molte virtù che in qualsiasi era rimarranno sempre merce rara, come pazienza, costanza.” -
- “Feci in modo che ognuno fosse in possesso di tavoli in legno tenero così che loro potessero appoggiare tutti quei cavi su dei chiodini e mantenere le curve in modo corretto!” -, ci tenne ad aggiungere Bardelli.
- “Conoscevo tutti loro [i pescatori] personalmente, gente generosa e pronta a condividere quel poco che aveva. Nonostante io fossi una persona colta, ho imparato così tanto dall’umiltà gentile di quelle genti. La loro semplicità è stata capace di regalarmi emozioni e felicità imparagonabili ad altre. Ricordo ancora quella giornata in cui le maestranze entusiaste continuavano a chiamarmi papà Calosi.” -
L’emozione era vera e profonda, così tanto che il Professore si commosse, ma tentò di nascondere quello stato d’animo dietro un colpo di tosse.
- “Signorina, ha altre domande?” - esclamò Bardelli, distraendo Sara per dare modo all’amico di riprendere la propria compostezza.
- “Fra le tante foto che ci sono state mostrate, devo dire che mi ha colpito molto vedere la presenza di così tante giovani donne in fabbrica.” -.
- “Beh, l’esigenza di assumere giovani donne nacque quando(2) si notò che i cablaggi erano delicati, mentre le schede elettroniche cominciavano a essere numerose nei progetti e nell’industria del settore. Le aziende tessili davano posti di lavoro a tantissime giovani; mi colpì quel modo svelto, gentile e sicuro con cui lavoravano quelle mani così esili tra le migliaia di intrecci evitando nodi e facendo sì che i pezzi che trasportavano i fili, nella realizzazione della trama, si muovessero veloci e sincronizzati.” - Bardelli si fermò, prima di ricominciare.
- “La crisi economica portò a una diminuzione del lavoro(3). Ricordando quella praticità, quell’abilità - che per noi sarebbe stata preziosa - decisi subito di assumerle nei nostri stabilimenti, quello di Fusaro, prima, poi quello di Giugliano. Quelle mani piccole “volavano” sia nel posizionamento dei componenti che nel fissaggio sulle schede.” -
- “Avete ricevuto un qualche tipo di aiuto per sviluppare il vostro progetto sulla realizzazione dei radar?” -.
- “Sì, gli americani ci hanno aiutato a soddisfare le loro richieste(4). Ci diedero tre anni(5) per riuscire a realizzare il primo radar funzionante, ma riuscimmo a costruirlo nell’arco di 18 mesi ed era perfettamente funzionante! Dopo la realizzazione del primo radar si è passati alla produzione. Per essa abbiamo reclutato molti pescatori e giovani donne, gli abbiamo fatto seguire un corso intensivo di tre mesi in modo che potessero andare a lavorare direttamente nella produzione dei radar” - spiegò l’ingegner Bardelli, seguito dal professor Calosi.
- “L’obiettivo concordato con gli americani era quello di produrre almeno un radar funzionante al giorno, ma grazie alla precisa operosità di tanti uomini e donne siamo riusciti in soli tre anni
a superare l’obiettivo prefissato dalla Raytheon. E loro mica si fidavano… avevano messo controllori lungo le linee che sorvegliavano. Ricordo che riportavano tutti gli avanzamenti nei loro taccuini prima di spedirli negli Stati Uniti!” -.
- “Ma queste giovani donne assunte dalla Microlambda vivevano nei dintorni?” – chiese l’esploratrice sempre più attenta e desiderosa di sapere.
- “Oh no, quelle giovani donne venivano da lontano, il sito di Bacoli è esattamente dall’altra parte rispetto al luogo in cui c’erano le fabbriche manufatturiere tessili. Ci sembrò d’obbligo fare qualcosa per venir loro incontro con il trasporto. Pensammo, quindi, che il miglior modo per risolvere il problema sarebbe stato proprio quello di far partire delle linee di pullman dedicate che alleviassero la loro sofferenza nel partire così presto al mattino da casa e ritornarci la sera, specialmente d’inverno, col bel sole già tramontato. Fu un piccolo investimento ma che ci portò molta gratitudine e fedeltà. Dopo qualche anno, il numero di nostri collaboratori superò il migliaio, ma non abbiamo mai smesso di considerarle persone. Vede signorina, personalmente, temo che qualsiasi tecnologia o invenzione, studiata per portare felicità alle persone, un giorno possa essere usata solo per profitto” -.
Quei due uomini affascinavano la nostra piccola esploratrice e, nonostante fossero degli scienziati, la sconvolgevano per la loro semplicità.
Il loro racconto le ricordava una di quelle scene già viste in cui i nonni spiegano ai nipotini la propria storia, mostrando un’umanità che quasi la commuoveva.
Avrebbe avuto ancora tantissime domande e un taccuino pronto a essere riempito di appunti da trasformare quella storia in un racconto, ma pensava che la mamma sarebbe stata in pensiero adesso non vedendola rientrare. Ora doveva tornare sulla strada di casa, nonostante questo luogo fosse così sereno e meraviglioso.
- “Non vi nascondo che mi farebbe molto piacere ritrovarvi qui al termine dei miei studi per potervi fare delle domande più approfondite riguardo il vostro lavoro e magari poter afferrare al meglio la vostra visione e capire i risultati dei vostri insegnamenti oggi. Vorrei ringraziarvi dal profondo del mio cuore per l’attenzione e per la pazienza che mi avete dimostrato. Sono sicura che vi ho distratto da qualche geniale idea, quindi, se più tardi nel tempo voleste parlarmene, vi prego di trovare il modo per farlo e io sarò tutt’orecchi così come lo siete stati voi per me” -.
Fu un improvviso sobbalzo del pullman a svegliare Sara, facendo così svanire il sogno che, però, le rimase impresso nella mente. La voce della professoressa avvisava tutti gli alunni che il pullman aveva finalmente raggiunto la sede scolastica e potevano far ritorno a casa.
- “Hai fatto un bel sogno?” - una compagna le chiese mentre prendeva il suo zaino e si preparava a scendere.
- “Non crederai mai a quello di cui sono stata testimone, ma spero davvero di aver scritto tutto nel mio taccuino mentale senza tralasciare neanche un dettaglio!” -.
- “Io ti ho vista appisolarti, ma sembrava parlassi nel sonno! Ti raccomando, poi devi raccontarmi tutto quello che è successo!” – le disse sorridendo.
- “Beh, di sicuro non ero qui con voi, ma in una strada ricca di alberi e vegetazione. Non potresti mai immaginare chi ho incontrato! Ti ricordi il professore di cui ci hanno parlato stamattina? Non ci crederai, ma era lì con me! E con lui c’era anche Bardelli!” -, esclamò entusiasta la ragazza.
- “Non ci credo! Cosa gli hai chiesto?” -.
- “Te lo dirò quando sarò a casa e avrò scritto tutto, anche se dovessi saltare il pranzo, troppi dettagli per rischiare di dimenticarli!” - l’entusiasmo della ragazza fece ridacchiare la sua compagna.
- “Io invece ho la foto del professor Calosi. Te la passo appena torno a casa così da ricordarti di questa bella giornata!” -. Dopo un saluto frettoloso, le due amiche andarono ognuna per la propria strada. Su per le scale, appena entrata in casa, un bacio alla mamma e subito in cameretta a scrivere nel suo taccuino ogni dettaglio, mettendo tutto nero su bianco.
Mentre scriveva le arrivò una notifica dal telefono, era la sua compagna. Ora doveva decidere se continuare la scrittura del racconto o aprire il messaggio per verificare di cosa si trattasse.
Si lasciò cadere in tentazione, ma aperto il messaggio pensò: - “Che senso ha mandare la foto di un’altra foto, così distante nel tempo, con quelle figure così immobili?” -.
La ragazza decise lo stesso di aprire quell’immagine racchiusa dalla notifica illuminata sullo schermo del suo telefono. Ed ecco che, appena quello scatto in bianco e nero le apparve davanti ai suoi occhi, con sorpresa e stupore, il professore, ritratto in bianco e nero davanti a una grande antenna, sorridendo, le strizzò un occhio.
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(1) I primi radar prodotti in Microlambda negli anni 50 erano prevalentemente costituiti da cavi e cablaggi. Per cui, occorreva da parte degli operatori, molta cura e pazienza nel dipanarsi tra gli intrecci.
(2) Negli anni 60 chiudono gli opifici tessili meridionali e, di conseguenza, molte donne rimaste senza lavoro, vennero impiegate nella SELENIA Industri elettroniche associate
(3) Nota storica: La concorrenza internazionale, i mutamenti del mercato e i processi di ristrutturazione industriale degli anni ’50 colpirono duramente anche le Manifatture Cotoniere Meridionali. Man mano che si susseguivano i licenziamenti, i reparti chiudevano ed infine, intere fabbriche.
(4) Primi anni 50
(5) Nota storica: In realtà, i tre anni dovevano servire all’industrializzazione del prodotto, con creazione delle linee di produzione, e la realizzazione successiva di 255 radar secondo commessa Raytheon.