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La Luino romantica e spirituale dimenticata

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Archivio Storico del Comune di Luino
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Autore: Sarno Veronica - Ufficio Protocollo e Archiviazione del Comune di Luino
Il viaggio di un francese che cerca le sue origini a Luino

Mi chiamo Corentin, la mia famiglia è derivante dalla stirpe patrizia dei Ballinari.
Ho cinquantadue anni e vivo a Parigi, di professione faccio l’architetto.
Mio nonno mi raccontava sempre dei parenti che si erano trasferiti nella bella Italia nella seconda metà dell’Ottocento, l’altro giorno su Leisure mi sono imbattuto in questo annuncio:
https://leisure-properties.it/it/immobili/villa-celine-luino/
Villa Céline Luino, anno di costruzione 1893
Proponiamo in vendita, Villa Céline che sorge in posizione dominante sopra Luino, lungo l’antica via che per secoli ha unito il Lago Maggiore a Lugano.
Una strada percorsa da mercanti, viaggiatori colti, artisti e personalità illustri, attratti da un panorama che ancora oggi sorprende per ampiezza, luce e profondità. È qui che lo sguardo si apre sui tre laghi, sulle Alpi e sul Verbano, nello stesso punto che ha incantato generazioni di viaggiatori europei.
Costruita alla fine dell’Ottocento e dedicata da Giuseppe Ballinari alla moglie Céline, la villa conserva un’eleganza autentica, mai ostentata. Le influenze francesi, i soffitti alti, la luce naturale che attraversa gli ambienti e il grande lucernario centrale creano una sensazione immediata di equilibrio, respiro e armonia.

Non mi sembrava vero, si tratta della famosa Villa Cèline di cui mi parlava sempre il nonno, descrivendo l’amore romantico dei miei avi. I miei parenti innamorati e felici hanno vissuto lì, un’occasione imperdibile per me di visitare questa villa luinese, ho prenotato una visita ed ho preso subito il primo treno per andare oltre confine. Sono emozionato, immagino la vita gioiosa che conducevano, più di un secolo fa. Giuseppe e Cèline Ballinari. La vista sul lago Maggiore da Villa Cèline supera ogni racconto infantile che ho ascoltato.
Ho esplorato con attenzione la villa, alcuni particolari hanno colpito la mia attenzione: 
    • La porta in vetri piombati e colorati, (un tempo finestra), dai colori così vivaci e brillanti, che mettono allegria solo a vederli: 
    • Il camino di marmo rosso, mi colpisce molto, perché è uguale a quello che ho io a casa mia, immagino i miei lontani parenti Céline e Giuseppe seduti lì davanti a ridere, scherzare ed abbracciarsi; io sto ancora sognando un affetto come il loro, così romantico da poter “urlare” al mondo il proprio amore, intitolando la villa al partner, come fece Giuseppe con Cèline, “Per rendere omaggio alla moglie, Giuseppe le aveva intitolato la dimora”. Mi sarebbe davvero piaciuto conoscere questa coppia, la loro casa sprizza gioia da ogni parte.
    • La suggestiva e stra-romantica scritta “Mille anni Felici 1894”, (dove, evidentemente, credo che il 1894 fosse la data in cui i lavori della villa fossero finiti), mi emoziona a tal punto che mi commuovo e piango, pensando a quanto debbano essere stati felici e fiduciosi nella vita per far incidere una scritta così tanto romantica e foriera di speranza … nulla in più da aggiungere… piango sono commosso … commosso dalla loro estasiante e contagiosa gioia, del loro amore ne parlavano anche i giornali.

I signori coniugi Ballinari Giuseppe e Cèline per festeggiare il ventiduesimo anno, di loro felice unione matrimoniale, domenica scorsa, invitarono a pranzo, nella loro Villa, allo stradone per Lugano, molti signori e signore a Luino.”

La storia di Cèline e Giuseppe mi appassiona molto, così ho deciso di recarmi nell’archivio storico di Luino, per avere maggiori informazioni sulla mia famiglia. In archivio, ho trovato la scheda anagrafica del mio avo Giuseppe, “Giuseppe Antonio è nato a Luino il 20 marzo 1852, era figlio di Antonio e di Giacomina Pozzi. Altre indicazioni: casa propria strada per Lugano, risiede a Parigi, buona la condizione economica: possidente, ritorno periodico d’estate della coppia dalla Francia.” Presso l’archivio del comune di Luino (cat.X. cl.IX, Edilizia Privata, cart.384. fasc.1898, domanda del 17.V.1898) ho trovato il progetto per la dépendance di villa Ballinari: Il Corriere del Verbano riporta i festeggiamenti fatti da Cèline e il marito per la fine dei lavori della dépendance: “Sabbato scorso chi passava verso sera sullo stradone che conduce da Luino alla Speranza notò un insolito movimento. Nella villa Celine, di proprietà dei coniugi Giuseppe e Celine Ballinari, essendo stato messo il coperchio del tetto della casa attigua alla loro villa, da servire per abitazione del custode, i compiti proprietari soddisfatti della costruzione di detta casa, eseguita dal capomastro sig, Giovanni Rapazzini, diedero un trattamento. Circa 17 operai furono regalati di un abbondante e succulento pranzo, volendo con ciò i sigg. Ballinari manifestare la loro piena soddisfazione ai bravi operai che costrussero quella loro nuova casa.”

È incredibile pensare al fatto che condividessero la loro gioia in un banchetto con gli operai, oggigiorno non si trova nessuno più disposto a fare un tale gesto di amorevolezza verso i propri dipendenti, mi sento onorato di essere loro parente. Voglio omaggiare Cèline e Giuseppe con un mazzo di fiori da mettere sulla loro tomba, mi sono recato al cimitero storico di Luino, ma della loro tomba, purtroppo, non ne ho trovato alcuna traccia, allora sono entrato a chiedere informazioni nella chiesa accanto di S.Pietro In Campagna. Mi hanno detto che per quanto antica fosse la chiesa non sapevano indicarmi nulla riguardo la morte di Cèline e Giuseppe Ballinari, sono rimasto dispiaciuto da ciò, ma mi sono imbattuto in altre spoglie, del beato Jacopino da Luino, si tratta di un’altra affascinante storia luinese.
Nacque attorno al 1422-23, apparteneva a un ramo cadetto della famiglia dei Luini (probabilmente gli Eleuteri) e visse agiatamente fino all’età di 42 anni, quando divenne frate carmelitano dopo aver ceduto ai fratelli la sua parte di eredità. Viveva di questua e di preghiera e si dice che avesse rovinato le sue ginocchia perché stava molte ore al giorno piegato a pregare. Un giorno, ritornando in barca da Locarno, si assopì sulla barca e i barcaioli gli rubarono il pane e il vino dopo che lui si addormentò. Destatosi, trasformò le pietre che gli avevano lasciato in pane e l’acqua in vino. Guarì uno storpio, e con la sua preghiera protesse Luino dalla peste. Nel 1477 su un terreno di proprietà della sua famiglia fu il promotore della edificazione del santuario del Carmine, allora convento. Morì pochi mesi dopo, e attorno al suo corpo si accesero miracolosamente i ceri. La sua berretta posta sulla pancia delle partorienti fu usata per proteggere madri e nascituri. Fu sepolto nella chiesa di San Pietro in Campagna, dove si trova tuttora, e un pittore di scuola luinesca lo raffigurò insieme ai magi mentre adoravano Gesù Bambino.”
Il Martirologio ambrosiano ricorda la sua figura proprio il 16 febbraio, data che ancora oggi viene segnalata da realtà locali e testate territoriali come momento di riscoperta della storia luinese. La memoria del Beato rappresenta un esempio di santità popolare tipica dell’area insubre: figure nate all’interno della comunità e custodite più dalla tradizione orale e dalla devozione collettiva che da grandi cronache ufficiali. Il culto di Jacopino non è solo religioso, ma anche culturale. Intorno alla sua figura si sviluppò un senso di appartenenza cittadina che attraversa i secoli. Il santuario da lui promosso è ancora oggi parte integrante del paesaggio urbano e spirituale di Luino, affacciato sul lago come punto di riferimento visivo e simbolico. Nel tempo il suo nome è rimasto presente nella toponomastica locale e negli studi storici dedicati alla città, segno di una memoria che resiste anche quando rischia di essere dimenticata. Nel nostro tempo, spesso dominato da una memoria veloce e frammentaria, la figura del Beato Jacopino invita a guardare con occhi nuovi alla storia dei nostri territori. Non grandi sovrani o condottieri, ma uomini capaci di lasciare un segno concreto nella vita quotidiana delle comunità. Il 16 febbraio, dunque, non è solo una ricorrenza liturgica: è un’occasione per riscoprire una pagina di storia locale che appartiene profondamente al Lago Maggiore e alla cultura dell’Insubria.”

Che scoperte sensazionali questa Luino!!! Questo viaggio mi ha toccato più profondamente di quanto potessi mai immaginare, mi sento felice per queste gaie scoperte, ma anche tanto piccolo dinanzi la grandiosità dei miei parenti e di questo santo, ops beato, che poi non ho capito come mai, nonostante i miracoli, non sia stato fatto santo, per me resta un mistero; ma quest’aura di amore e spiritualità che si nasconde a Luino, continuerà ad accompagnare tutte le mie future giornate, perché questo viaggio mi ha cambiato profondissimamente e da oggi intendo cercare un amore sincero come quello di Cèline e Giuseppe, ed anche dare più spazio alla ricerca della spiritualità, che possa elevare la mia vita, e che questi aspetti possano rendere la mia vita molto più briosa.
Grazie Luino.
                                                                                                                                                                                                                    Corentin