racconti
Sulle tracce di Ciro
I racconti che state per leggere sono stati scritti dagli alunni della 2B dell’I.C. 41 Console del plesso Fornari. In questo plesso è conservato l’archivio storico della scuola Vito Fornari, precedentemente denominata “Scuola di Bagnoli”, nata dalla scuola di Fuorigrotta “Giacomo Leopardi”.
La storia di questa scuola è figlia dell’Italsider, la fabbrica che ha influenzato la vita del quartiere di Bagnoli.
I racconti sono nati dalla lettura di una delle serie di cui è costituito l’archivio, perché la Vito Fornari aveva costituito una sezione serale frequentata proprio dagli operai dell’Italsider, che aveva sede nei locali della fabbrica. Ma non solo: vi era anche una sezione serale presso i locali della Vito Fornari, frequentata da coloro che non avevano potuto conseguire la licenza elementare e che sognavano un futuro migliore.
È un privilegio per dei giovani studenti poter accedere alle fonti dirette del proprio territorio e ciò è possibile grazie alla conservazione di questi documenti che, grazie a questi giovani studenti, verranno valorizzati e conosciuti da chi li leggerà.
Attraverso questi racconti i giovani scrittori hanno potuto riflettere sul valore della scuola, del lavoro e della dignità di coloro che, attraverso lo studio, speravano in un futuro migliore.
È commovente leggere il loro attaccamento al territorio: fa ben sperare che, attraverso la loro sensibilità, sapranno averne cura e preservarlo, imparando dalle storie di chi li ha preceduti.
In fondo, questo è il più grande regalo che la storia e l’archivistica sanno fare a chi le studia.
Sulle tracce di Ciro
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Era un giorno d’estate e stavo andando a fare un picnic in spiaggia, quando ad un certo punto vidi in lontananza una casa di legno un po’ malandata. La mia curiosità mi convinse ad aprirla e così feci. All’interno trovai delle lettere che risalivano circa al 1960. Scavai fra le lettere e trovai una scatola dove all’interno c’era un tema di questo signore che si chiamava Ciro Esposito e c’era scritto anche il suo indirizzo e il suo numero di telefono.
Andai alla ricerca di quell’indirizzo e trovai una casa abbandonata. Chiamai un esploratore per seguire le sue tracce. Dopo qualche ricerca riuscimmo a trovare una casa che si trovava vicino al pontile. Andammo e trovammo una casa che sembrava abbandonata ma non lo era, bussammo il campanello, non riuscimmo a vederlo ed era arrivato un vecchio signore sulla settantina di anni.
Gli chiedemmo se fosse Ciro Esposito ed era proprio lui, lo avevamo trovato. Lui ci fece entrare e ci chiese perché lo stavamo cercando, noi gli dicemmo che lo stavamo cercando perché avevo trovato un suo tema che aveva scritto nel 1960.
Ciro rimase commosso quando lo vide e ci iniziò a parlare un po’ della sua vita. Lui ci raccontò che fin da piccolo andava a lavorare perché la sua famiglia aveva bisogno di soldi e di conseguenza non aveva mai tempo per studiare e quindi decise di abbandonare la scuola e concentrarsi solo a lavorare.
Noi gli dicemmo che lui in questo tema che avevamo trovato aveva scritto che lavorava come saldatore. Ciro ci rispose che lavorava come saldatore però questo lavoro non lo soddisfaceva perché lavorava tanto ma pagava poco ed è per questo che si è iscritto alla scuola serale.
Ma il suo più grande obiettivo era quello di andare a lavorare in un’industria di alto livello ma per essere accettato doveva almeno avere il diploma di terza media ma lui non lo aveva.
Dopo questa lunga chiacchierata gli chiedemmo se voleva venire a fare un aperitivo con noi e lui ci rispose di sì.
Iniziammo ad avviarci verso il bar Sandomingo e Ciro ci iniziò a dire che lui non avrebbe mai avuto la possibilità di andare a fare un aperitivo in un bar così nominato.
Noi gli chiedemmo il perché e, anche se sembrava una domanda stupida, non lo era perché lui ci rispose in due modi: sia perché non aveva i soldi per farlo ma soprattutto perché era così stanco per il lavoro che preferiva stare a casa.
Quando arrivammo nel bar io e il mio investigatore ci prendemmo un caffè e un cornetto, invece Ciro si prese solo un bicchiere d’acqua e disse: “perché sono abituato così”, ma noi gli dicemmo che offrivamo noi e lui, restando comunque umile, si prese anche lui un caffè.
Dopo un po’ iniziammo ad accompagnarlo verso la sua casa e lui iniziò a ringraziarci per aver passato una giornata con lui ma lui non saprà mai che noi non sapremo ringraziarlo il giusto per aver scritto questa pagina indelebile nel cuore.