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Alla ricerca di Sin Fin

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Liceo Statale Domenico Berti
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Torino - Via Duchessa Jolanda, 27 bis
Liceo Statale Domenico Berti
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Scuola/Classe: Classe 4O, Liceo “Domenico Berti”, Torino

Cinque studenti di 17 anni, 3 ragazze, 2 ragazzi. Una guida bizzarra. Un misterioso invito a un’escape room.
Il premio promesso? Una fantastica vacanza nella città di Sin Fin.

Riusciranno i nostri eroi a raggiungere la meta?

Alla ricerca di Sin Fin

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Il giorno in cui tutto è cominciato

Che stupida!

Io lì a cercarla! Ce l’avevo sotto il naso, ma non la vedevo!

Io prima della classe sin dalla terza elementare!

Campionessa delle olimpiadi di matematica!

Finalista della borsa di studio più prestigiosa che offre il nostro liceo!

Io che porto il nome della Ninfa Dafne! Più sexy che geniale, a dire il vero.

Eppure, senza l’aiuto degli altri non ci sarei mai arrivata. Senza Vittoria, la tipica ragazza che ti guarda dall’alto in basso, arrogante e viziata; senza Christian, il ragazzo più casinista che io abbia mai conosciuto, tutto muscoli (e non dico altro); senza Tommaso sarcastico, freddo e sempre pronto a distruggere l’entusiasmo degli altri; senza Maya, creativa e sempre con la testa tra le nuvole.

Ci accomunava solo una cosa: avevamo tutti 17 anni. 

Che strano gruppo. Mai avrei pensato di condividere un’esperienza così avventurosa, così incredibile con gente come quella. Eppure…

Ma partiamo dall’inizio. 

È una soleggiata mattina di aprile e io sono seduta al mio banco tutto a sinistra, ad ascoltare il professore. Nel secondo intervallo vado a prendere il mio telefono, che era rimasto chiuso due ore nell’armadietto.

Non appena lo sollevo inizia a vibrare, illuminandosi di una strana luce dorata. Sullo schermo appare una scritta: Sin Fin ti aspetta! Vieni nella città dove non esistono limiti. Mi guardo attorno: tutto è normale. Mi volto di nuovo a guardare il cellulare, la scritta dorata è sparita. Ora leggo un normale messaggio: Hai vinto un pomeriggio nelle più folli e magiche escape room del mondo. I vincitori saranno ospiti per una settimana a Sin Fin. Alle 14:00 riceverai la posizione dove dovrai recarti. Ci stai? 

“Cazzo, certo che ci sto” esclamo ad alta voce.

“Dafne! Tutte ‘ste parolacce”. Non mi ero accorta che stava passando il prof. di italiano.

Le ultime ore sembrano non finire, ma alla fine le 14:00 arrivano e sul mio telefono compare la posizione. Corro alla metro: 6 fermate, scendo e prendo il bus. Cerco e ricerco sul web. In tutto il mondo non esiste nessuna città che si chiami Sin Fin. Sarà mica una città segreta?

Ma non c’è tempo per le domande; arrivata nel luogo dell’appuntamento, mi aspetta una signora sulla sessantina.

Mi fa cenno di fare silenzio ed ascoltare. “Per iniziare, ci sono due regole. Prima: il tuo cellulare rimane qui con noi. Seconda: devi accettare di farti bendare e portare a destinazione.”

Affare fatto! Salgo su un pulmino e partiamo. Sento profumo di gomma da masticare e un respiro affannato. Bene, non sono da sola.

 

Capitolo 1. Orme, tracce, resti, detriti

Siamo dentro. Dove? Non so, ma siamo dentro. 

Il rumore della strada è sparito, il vento non soffia più. Due rampe di scale e poi la porta si chiude alle nostre spalle. Ascolto i passi: siamo sei, ma uno è rimasto fuori.

“Togliete le bende. Si inizia.” La voce è profonda e inquietante. La luce ci abbaglia, ma quando riusciamo finalmente a vedere ciò che ci circonda, ci colpisce come uno schiaffo. Altro che luoghi fantastici, palme e spiagge con la sabbia bianca; sembra di essere in una piazza dove è appena finito il mercato. 

A terra c’è di tutto: fogli di carta, pezzi di plastica, residui di cibo, fogliame.

Ci guardiamo sbigottiti. Non sappiamo che dire; tutti tranne Vittoria, che sbotta: “E questo sarebbe il gioco delle meraviglie? Se pensano che io tocchi questa robaccia lurida, si sbagliano. Dove siamo, in una discarica?”

Anche Tommaso è scettico: “Raga, ma avete capito che questa è una fregatura? Che aspettiamo, andiamocene! Quella voce poi, sembra quella di un pazz…” non fa in tempo a finire che la voce misteriosa riprende. Ora capiamo che esce da una strana scatola.

“È un mangiacassette. Mio bisnonno ne aveva uno. Insomma, è l’antenato di Spotify.” mi sussurra all’orecchio Maya. Ma quasi non la sento, sopraffatta dalla voce che ci ordina: “Mettete ordine, seguite le tracce, scavate nei detriti e soprattutto unite i puntini. Se capirete, otterrete il vostro premio: recatevi al castello, lì troverete la guida.”

Come dei soldatini, ci mettiamo tutti al lavoro. Raggruppiamo cose che si assomigliano, ordiniamo per materiale, per tipologia, per grandezza ma… nulla, nessuna idea. Poi improvvisamente sentiamo alle nostre spalle una voce gentile: “Ho capito! Questa cosa l’ho già vista, ora ho capito”. Ci giriamo tutti: è Christian. Finora non aveva ancora parlato. E chi se lo aspettava che quella massa di muscoli capisse davvero qualcosa. 

“Vedete, questo disegno con un albero appoggiato sull’altro a radici in su. Si trova non lontano da Torino. E vedete quest’altro disegno? Gli alberi sembrano in processione, forse vanno in guerra, forse a un funerale. Guardate qui, una lettera in cui questa persona che si firma P. racconta di aver sognato un mondo sottosopra. Ragazzi, voi non capite. Per anni mi sono chiesto cosa cavolo fosse quella roba lì e adesso mi sembra di aver parlato con chi l’ha sognato, e poi disegnato cento volte, e alla fine prodotto. Se non seguiamo le tracce, se non frughiamo nei resti, non ci possiamo arrivare…”

“E bravo il nostro sportivo,” era di nuovo quell’orribile voce “hai vinto, ora hai due opzioni: ti tieni il premio tutto per te e abbandoni il gruppo o perdi di diritto la tua ricompensa e resti con gli altri?”

“Come potrei scegliere la prima opzione? Ho appena capito che i frammenti ci aprono mondi e dovrei abbandonarli? Non se ne parla.”

Una luce fortissima ci travolge, un tuono ci fa cadere a terra e infine una nebbia fittissima ci avvolge…

 

Capitolo 2. Non è come sembra

Senza saper né come né perché ci troviamo in un castello. Sentiamo canticchiare: “Finhé la barha va, falla volare, finhé la barha va, tu non ballare...” Dico agli altri “Ragazzi, sentite? Questo è un toscanaccio, sembra Benigni.” Invece ci viene incontro piano piano un vecchietto tutto strano con un grande bastone. A me che son secchiona ricorda subito il Catone Uticense di Dante, ma più simpatico. “Oh boia ragazzi, finalmente siete arrivati. I’ son la vostra guida i’ son il viaggiatore” annuncia lui gesticolando con fare bizzarro.

Il viaggiatore continua dicendo: ”Sto castello mi rammenta quello di Parigi; c’ero ito pe’ finì un lavoro di rifinitura alle pareti, commissionato dar re.”

Christian girandosi verso i suoi compagni commenta: “Ma questo è matto!”

Io dò una gomitata a Christian quasi per zittirlo e dico:” Ma scusate l’avete riconosciuto? Lui è Da Vinci.” Vittoria si lascia scappare un: “Chi, il cantante?” Replico un po’ stizzita: “Il pittore, hai presente la Gioconda?”

Tommaso: “Ma allora com’è che si trova qui, non dovrebbe essere morto da un pezzo?” ”Ragazzi miei, è una lunga storia, ma suvvia, non perdiamo tempo. Seguitemi!”

Un senso di inquietudine ci pervade, ma la presenza di Leonardo è rassicurante e noi ci lasciamo guidare. Leonardo avanza lentamente lungo un corridoio stretto e umido, illuminato da poche torce tremolanti. Noi lo seguiamo in silenzio, mentre l’eco dei passi rimbomba tra le pareti di pietra. Maya si guarda intorno nervosamente. “Che posto inquietante…” sussurra. Tommaso cerca di scherzare per nascondere la paura: “Sì, fantastico per morire giovani.” Poco dopo Leonardo si ferma davanti ad una grande porta nera sulla quale è inciso un occhio circondato da rami intrecciati. “Questa è la Sala degli Specchi. Non fidatevi di ciò che vedrete” dice con tono serio. La porta si apre lentamente con un lungo cigolio; e entriamo in una stanza piena di altissmi specchi coperti. All'improvviso una voce cupa rimbomba nell’aria: “Attraversate la sala senza guardare il vostro riflesso.” I veli che coprono gli specchi cadono. Dafne vede sé stessa seduta in una classe vuota, Christian appare ferito e Vittoria è circondata dal buio. “Non guardate!” ordina Leonardo battendo il bastone sul pavimento. Avanziamo velocemente mentre strane voci escono dai vetri. A un tratto una voce chiama Tommaso per nome. Lui si volta d’istinto, ma Dafne lo trattiene appena in tempo. Nel vetro una mano pallida cerca di afferrarlo. Riusciamo ad attraversare la stanza e una nuova porta si spalanca davanti a noi. Ci ritroviamo in una sala enorme: in alto, nella penombra, vediamo appese gabbie arrugginite che oscillano lentamente, mentre sul pavimento sono disegnati strani simboli rossi. Leonardo osserva la stanza. “La Sala dei Sussurri…”

La voce misteriosa risuona nell’oscurità: “Solo chi seguirà il percorso giusto potrà uscire. Chi sbaglierà risveglierà le ombre.”

Dafne nota che alcuni simboli si ripetono formando una sequenza. Iniziamo così ad avanzare seguendo quei segni. Quando Tommaso mette piede sul simbolo sbagliato, le gabbie iniziano a tremare violentemente e mani scure escono dalle sbarre.

“Indietro!” urla Christian tirandolo via. Corriamo e raggiungiamo finalmente la porta in fondo alla sala. Con un boato essa si apre davanti a loro. Ci precipitiamo nel corridoio che porta all’uscita e Leonardo sospira: “Adesso viene la parte più difficile…”

 

Capitolo 3. Ieri, oggi, domani. Cosa viene prima?

Ancora scombussolati ci troviamo di fronte ad un paesaggio inusuale. Strade ricolme di carrozze, al loro interno persone vestite in maniera sgargiante e sfarzesca. “Guardate questi come sono vestiti e comunque hanno gusti migliori di voi!” Esclama Vittoria compiaciuta. “Vittoria guarda che non è una sfilata di moda” le risponde Christian ironicamente. “Benvenuti nella vostra ultima prova” introduce la solita voce “nascosti in questa grande città potete trovare oggetti o creature inusuali di ogni tipo. Ricordate queste parole. Ieri, oggi, domani. Pensate fuori dagli schemi!” conclude la voce metallica. In men che non si dica ci mettiamo a perlustrare la zona e dopo qualche minuto Maya sbuca da un vicolo urlando: “L’ho trovato!” Ci voltiamo tutti verso di lei appena in tempo per vederla sfiorare quello che sembra un normale telefono. Il suo corpo inizia a dissolversi in una nube di particelle luminose. “Ma che diavolo?” balbetta Tommaso arretrando. Mi avvicino per controllare meglio. Nessun segno. Nessuna traccia. Il telefono è ancora lì. “Non vi avvicinate fanciulli, ci penso io!” esclama Leonardo, raccogliendo l’oggetto prima che io riesca a fermarlo. Anche lui si smaterializza nello stesso identico modo. “Ecco, ora sono morti!” grida Tommaso nel panico. “No. Pensateci. Se fosse una trappola, l’oggetto sarebbe sparito insieme a loro. Penso sia un passaggio” dico io toccando il cellulare e smaterializzandomi. Quando riapro gli occhi mi trovo insieme a tutti i miei amici in una grande piazza. Dopo un attimo di incredulità, inizia la ricerca dell’oggetto successivo. Grazie all’acuta vista di Vittoria troviamo un piccolo orologio brillante e insieme veniamo teletrasportati in una città futuristica mozzafiato. 

Ricominciamo nuovamente la caccia al tesoro, ma dopo ore e ore ancora niente. La fame è la stanchezza si fanno sentire, e arrivano i primi di segni di cedimento

“Bene ragazzi, non perdiamo le speranze. Dobbiamo trovare qualcosa che sia almeno fuori posto tanto quanto lo è Leonardo in mezzo a questa città meravigliosa” esclama Christian sorridendo. Tutti noi ci giriamo verso di lui increduli per ciò che aveva detto, mentre dentro di noi si fa strada la soddisfazione per aver trovato finalmente la soluzione al nostro enigma. “È proprio Leonardo, è sempre stato sotto al nostro naso” esclama Maya dirigendosi verso di lui. Ci prendiamo le mani e tutti insieme ci smaterializziamo per l’ultima volta.

 

Capitolo 4. Sin Fin

Ci ritroviamo davanti a delle grandi mura immense che lasciano intravedere una città bizzarra: castelli accanto a grattacieli, carrozze che sfrecciano vicino a veicoli sospesi nel cielo.

“Deduco quindi che siamo arrivati a Sin Fin” dice Leonardo sorridendo.

“Noi… ce l’abbiamo fatta?” chiede Maya.

Io annuisco. “Sin Fin non è solo una semplice città. È il luogo dove arrivano quelli che hanno imparato a guardare oltre le apparenze, che non si limitano al primo sguardo, che seguono anche le più piccole tracce per capire la verità. Proprio come noi.” In quel momento capisco tutto: le prove non servivano a scegliere il migliore, ma a farci collaborare. Da soli non ce l’avremmo mai fatta. Leonardo si gira verso di noi e dice: “Molti passano la vita alla ricerca di qualcosa di straordinario. Non riescono a vederlo ed è arrivato. Si perdono l’attimo.” 

Le porte della città si aprono lentamente davanti a noi mentre facciamo il primo passo dentro Sin Fin.

 

Giunti alla fine mi rivolgo a voi, lettori, sperando che il racconto di questa avventura vi sia piaciuto. Vi chiedo: è sogno o realtà? Sin Fin esiste davvero? Forse anche voi non riuscite a vederla ed è arrivata. O forse è solo Arte Contemporanea …