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Niobe e il partigiano che non c’è

ARCHIVI COLLEGATI
Università Ca' Foscari Venezia - Area Affari Istituzionali - Settore Archivio di Ateneo
Università Ca' Foscari Venezia - Area Affari Istituzionali - Settore Archivio di Ateneo
Venezia - Dorsoduro 3246
Università Ca' Foscari Venezia - Area Affari Istituzionali - Settore Archivio di Ateneo
SCUOLE COLLEGATE
Liceo Luigi Stefanini
Liceo Luigi Stefanini
Venezia Mestre - via del Miglio, 30
Liceo Luigi Stefanini
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Autore: Noemi D’Este, Alessandra De Pieri, Elena Rossi
Scuola/Classe: Classe 3BE - IIS Luigi Stefanini, Venezia Mestre - Liceo Scienze Umane, opzione Economico Sociale
Una studentessa veneziana capita per caso in un cortile della sede universitaria di Ca’ Foscari: scoprirà che è il sacrario per i caduti cafoscarini nelle guerre del Novecento. Uno di loro ha un cognome simile al suo: vorrebbe ricostruirne la storia, ma...

CREDITI

Le studentesse hanno consultato il fascicolo di Manlio Longon (partigiano, medaglia d’oro al valor militare) presente nell’archivio storico dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
Tutta la classe ha svolto un’attività in archivio, tesa a ricostruire la storia di quattro studenti caduti nel corso delle guerre del Novecento.

Niobe e il partigiano che non c’è

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Olivia Longoni non sa bene come si sia ritrovata al cospetto di quella statua. La facoltà di Storia di Ca’ Foscari, a Venezia, dà ampia libertà sulla scelta degli argomenti per la tesi di laurea, ma nessuno di quelli che Olivia aveva considerato la convincevano appieno. Sta girovagando per la sede storica dell’Università, cercando ispirazione, quando, con la coda dell’occhio, scorge una scultura che cattura la sua attenzione.   

Una porta vetrata dà accesso a un piccolo cortile in pietra e muratura, dai colori spenti; al centro si staglia, imponente, la statua di una donna: un blocco di marmo che esprime un grande dolore. Il personaggio raffigurato si copre il viso con le braccia: sembra che non voglia guardare ciò che ha attorno. Sotto un piccolo porticato, di fianco all’imponente scultura, in uno spazio raccolto e protetto, si trovano delle lapidi di marmo con delle incisioni in rosso. Nomi, colonne di nomi. Gli occhi di Olivia scivolano svogliatamente tra i solchi, finché il suo sguardo non viene catturato da una di quelle scritte: Manlio Longon: un cognome così simile al suo. L’ironia di questa coincidenza la fa sorridere.  

Fin da piccola le piaceva osservare quanti più particolari possibili attorno a sé, tanto che la nonna la chiamava la “sua piccola esploratrice”. Perché non utilizzare questa sua dote per scoprire chi sia questo Manlio Longon? Magari può trarre qualche spunto originale per la sua tesi.

A casa inizia le sue ricerche in internet, leggendo e annotando le scoperte più importanti: Manlio Longon, vissuto tra il 1911 e il 1945, è stato un partigiano. Dopo la laurea in Economia e Commercio a Ca' Foscari («Ecco perché il suo nome si trova lì!»), Longon iniziò a lavorare alla Società Italiana per il Magnesio di Bolzano, dove diventò dirigente. L'azienda era di interesse bellico, quindi Longon fu esentato dal servizio in armi durante la Seconda guerra mondiale. Dopo l'8 settembre 1943 fu tra i promotori della Resistenza e fu presto messo a capo del Corpo di Liberazione Nazionale di Bolzano. A metà del dicembre 1944 cadde nelle mani della Gestapo. Fu impiccato nella sua cella il 1° gennaio 1945, dopo giorni di torture. Nel 1971, il Presidente della Repubblica Giovanni Leone gli ha assegnato la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria. 

Olivia fiuta la possibilità di compiere una ricerca, utile magari alla sua tesi. Il giorno successivo decide di recarsi all'archivio storico di Ca’ Foscari, per cercare altri materiali, possibilmente di prima mano. La Sala Archivio, alla quale si accede attraverso la boiserie in legno progettata da Carlo Scarpa, è molto luminosa e ha il caratteristico pavimento alla veneziana. Un lungo tavolo in legno circondato da tante sedie si trova al centro della stanza, mentre alle pareti ci sono scaffali pieni di faldoni e volumi rilegati. 

Una signora di mezz’età le viene incontro e le chiede se la può aiutare. Prima ancora di sapere cosa vuole la ragazza, si presenta: il suo nome è Sonia, fa l’archivista dal 2009, proprio da quando è stata allestita la Sala Archivio. Con un grande sorriso le dice, senza temere di darsi troppe arie, che il suo lavoro è molto importante: grazie a lei e ai suoi colleghi si conserva la memoria storica di quella Università. Nella stanza in cui si trovano non ci sono solo carte impolverate, chiarisce, ma pezzi di vita che, grazie al loro impegno, sono stati riuniti e catalogati per essere una fonte inesauribile di informazioni.

Per spiegare perché si trova lì, Olivia racconta del cortile, della statua, delle lapidi che ha visto il giorno precedente e chiede all’archivista di cosa si tratti. Sonia si avvicina alla finestra e guardando fuori le dice che è finita nel Cortile della Niobe, dove si trovano i nomi di oltre duecento fra docenti e studenti dell'Ateneo: un sacrario per i caduti nelle guerre del Novecento. Con un duro lavoro sono state ricostruite le biografie di molti ex-studenti e professori, frammenti della loro vita universitaria e militare. La scultura che veglia su di loro, opera del muranese Napoleone Martinuzzi, rappresenta un personaggio del mito greco, Niobe, regina di Tebe. Per la sua superbia, per essersi vantata dei suoi figli tanto da sentirsi superiore alla dea Latona, è stata punita con l’uccisione di tutti i nati dal suo grembo. Per il dolore divenne una pietra: e le lacrime continuarono a sgorgare dalla roccia.

Olivia coglie subito la potenza simbolica di quell’opera d’arte: una madre che piange i suoi figli cafoscarini caduti in guerra.

La ragazza finalmente va al dunque: chiede se in archivio ci sono dei documenti su Manlio Longon, uno di quei caduti. Probabilmente la ricerca non la condurrà a niente di concreto e utile per la sua tesi, ma il suo istinto molto spesso l’ha guidata nella direzione giusta.  

L'archivista non le fa domande, prende il suo blocco e si annota quel nome. Il giorno seguente le farà trovare sul tavolo tutte le carte che si riferiscono a lui.

La mattina successiva l’entusiasmo di Olivia non è ancora svanito e alle nove in punto si trova davanti alla porta dell’Archivio. È sempre la signora Sonia ad accoglierla e a farle vedere il tavolo dove ha posizionato i documenti che è riuscita a scovare. Olivia rimane immobile a fissare la misera pila di carte: un’ondata di delusione affoga tutto l'entusiasmo con cui era arrivata. Prende in mano la cartella, si siede e inizia a sfogliare gli atti. Che le rivelano poco o niente: sono solo domande di iscrizione, ricevute di pagamento, l’atto di nascita, il diploma di geometra, con voti non particolarmente brillanti. La foto di un giovane in giacca e cravatta. Sospira un po' sconfortata: chi l’avrebbe mai detto che l’archivio sarebbe stato così avaro? E’ con così poco che si diventa partigiani e Medaglia d’Oro al Valor Militare?

Difficile pensare di imbastire una tesi con quello che ha trovato. Si era preparata a passare una lunga giornata chiusa tra quelle mura, certa che avrebbe trovato tutte le informazioni possibili. E invece... 

Lo sguardo deluso di Olivia non passa inosservato a quello attento di Sonia, la quale le si avvicina come per dare il suo supporto alla giovane e le dice che il nome di Manlio Longon, in origine, non era presente tra le iscrizioni del Sacrario: è stato individuato nel 2018 in seguito a ricerche eseguite dall’Archivio Storico e solo nel dicembre 2018 Ca' Foscari ha provveduto a far incidere il suo nome sulla lapide. 

Olivia non può arrendersi così facilmente. Saluta Sonia con un sorriso e si precipita a casa: troverà altrove altre informazioni su quell’uomo. 

La ragazza si lascia assorbire dalle pagine web fino a perdere il senso del tempo. Ritrova un’intervista alla figlia di Longon, Mila, che aveva solo tre anni quando il padre Manlio veniva assassinato dai nazisti nello scantinato del IV Corpo d’Armata di Bolzano. Ha conosciuto suo papà attraverso i racconti della mamma e grazie alle tante persone che hanno donato la loro testimonianza.

Suo padre rinunciò alla sua vita di dirigente per diventare un partigiano. Era una persona pragmatica: quando c’era un problema non si soffermava sulle difficoltà, ma cercava immediatamente una soluzione. Quando decise di impegnarsi nella Resistenza, aveva valutato che la moglie sarebbe stata capace di occuparsi di quattro bambine piccole. Dopo aver considerato ogni rischio, fece la scelta di seguire la propria coscienza. Non era il momento di avere fiducia nel futuro, eppure lui continuava a crederci con determinazione. Le persone attorno a lui lo avevano capito: proprio per questo molti operai decisero di seguirlo e sostenerlo nella lotta. 

Olivia indirizza allora le sue ricerche verso una nuova direzione: la resistenza bolzanina. Tra il 1943 e il 1945 Bolzano fu occupata dalla Germania nazista, che prese il controllo diretto del territorio. In questo contesto nacque il movimento di Resistenza, diffuso e silenzioso, fatto di piccoli gesti quotidiani più che di azioni clamorose.  

Che anni devono essere stati quelli, pensa Olivia. Prima della guerra e dell’occupazione persone con idee opposte convivevano; durante il conflitto colleghi, amici e compagni di università diventarono all’improvviso nemici. 

Olivia ripensa alla sfilza di nomi incisi nel cortile di Ca’ Foscari e a quali rapporti quegli studenti e docenti potessero avere tra loro. Rivede nella sua mente il dolore della statua nel cortile, di Niobe: adesso capisce che piange non solo perché i suoi figli sono morti, ma anche perché si sono odiati e uccisi tra loro. I nomi di partigiani e fascisti, nemici durante la guerra, ora si trovano insieme incisi uno accanto all’altro, sulla stessa lapide. 

Ecco quello che non c’è in un archivio, le viene da pensare. Un archivio è il luogo della memoria oggettiva, ma spesso manca proprio della memoria vissuta. Ci sono documenti preziosissimi, che illuminano una vita. Ma mancano i collegamenti tra i fascicoli, che siamo noi a dover trovare, per dare un senso alle carte. Mancano documenti presenti in altri luoghi. Si trovano persino assenze eloquenti, perché volutamente taciute, se non proprio eliminate. 

Manca il contesto personale e relazionale, la rete di affetti e contatti che definisce l'identità di un individuo. L'archivio conserva frammenti, non storie complete. Manca la narrazione, il filo rosso che collega gli eventi alla biografia di una persona. Mancano i colori, che solo studiosi e artisti possono far brillare di nuovo. Ci sono spazi vuoti che suscitano domande. 

Si rischia di smarrire le tracce di migliaia di persone comuni che hanno partecipato alla storia. In quel cortile, allora, pensa Olivia, Niobe piange anche per i figli che non si trovano, di cui si è persa notizia. Ma per fortuna c’è chi può dare voce a ciò che nel tempo sembra essere svanito.  

Non riusciva a vederlo, ed è arrivato: lo spunto per la sua tesi. Magari gli archivi non potranno dire tutto, ma aprono le porte a un mondo di storie tutte da scoprire. 

Un lavoro degno di un’esploratrice.