racconti
poesia "Dialogo con un avvoltoio"
La poesia seguente è stata ispirata dal tema di Archivissima 2026: “Quello che non c'è.
Non sempre quello che appare – o che riusciamo a scorgere – è quello che conta o che definisce in modo esaustivo la realtà.”
L’udire di un pigolio di un uccello, mentre un piccolo raggio di luce illumina solo poco dinanzi a noi, attiva l’immaginario; quel cinguettio potrebbe essere di qualunque uccello, eppure al momento non lo vediamo, ma quel suono sposta la nostra attenzione nella parte grande non illuminata dal timido raggio di luce, allora viene da chiedersi se quello che inizialmente appariva come vuoto, quel buio, sia in realtà ricco di qualcosa che non vediamo, che sollecita l’idea che quello che non c’è prontamente visibilmente sia invece pregno di essenza di
vitalità. Allora la persona, sentendo l’uccello, prima si interroga di che uccello si tratti, poi, trovandone più importante la sua presenza, rivolge le proprie domande esistenziali a lui, che di quel buio ne sa molto di più, come portavoce di un mondo altro, assente eppure foriero di
consistenza e significato.
Per il titolo è stato scelto l’avvoltoio, in quanto la simbologia ad esso associato, richiama l’idea di dualità di immaginare qualcosa e non sapere davvero cosa si cela dall’altra parte.
“L’avvoltoio fu rappresentato nell’iconografia e nei geroglifici egizi. Rappresentò sia il simbolo della potenza del faraone in battaglia e nella descrizione dei loro trionfi sia nei templi che nelle tombe, sia la dea Mut. Spesso era rappresentato con i sigilli regali tra le zampe, fu anche rappresentazione della maternità e paternità perché essi ritenevano che gli avvoltoi si ferissero volontariamente il petto per nutrire col proprio sangue la prole, qualora scarseggiasse il cibo. […]. La sacralità dell’avvoltoio deriva molto probabilmente da motivi igienici: infatti l’opera di demolizione delle carcasse, specie in ambienti caldi come in Egitto, impediva il comparire di malattie. Quindi l’avvoltoio divenne immagine di un potente purificatore. Per via poi della sua capacità di digerire anche parti difficilmente digeribili come ossa, pelle e peli questo rapace prese la funzione ipostatica di grande riciclatore di energie che altrimenti sarebbero state inutilizzate.”
“L'avvoltoio, figura ricorrente in diversi contesti, assume molteplici significati. Nell'Arthashastra, è un consigliere regale o simbolo di saggezza. Nel Vaishnavismo, è un uccello rapace. Nei Purana, rappresenta la natura distruttiva del tempo, un simbolo su uno stendardo, una forma di reincarnazione o un presagio di morte. In altre discipline, l'avvoltoio è legato alla morte, alla transizione, a creature "laceranti", a cibi proibiti o a tormentatori. Nella storia indiana, simboleggia poeti, sfruttatori o la morte stessa.”
tema di Archivissima 2026